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ITALIACinque arresti per Mafia nel Palermitano

04.11.19 - 07:30
In carcere, tra gli altri sono finiti il capomafia di Sciacca Accursio Dimino e Antonello Nicosia, membro del Comitato nazionale dei Radicali italiani impegnato in battaglie per i diritti dei detenuti
Keystone (archivio)
ITALIA
04.11.19 - 07:30
Cinque arresti per Mafia nel Palermitano
In carcere, tra gli altri sono finiti il capomafia di Sciacca Accursio Dimino e Antonello Nicosia, membro del Comitato nazionale dei Radicali italiani impegnato in battaglie per i diritti dei detenuti

PALERMO - La Procura di Palermo ha fermato 5 persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa e favoreggiamento. In carcere, tra gli altri, sono finiti il capomafia di Sciacca Accursio Dimino e Antonello Nicosia, membro del Comitato nazionale dei Radicali italiani per anni impegnato in battaglie per i diritti dei detenuti.

Insieme a una parlamentare di Leu di cui si sarebbe detto collaboratore ha incontrato diversi boss detenuti. Secondo la Procura avrebbe fatto da tramite tra capimafia, alcuni dei quali al 41 bis, e i clan, portando all'esterno messaggi e ordini.

Nicosia, un uomo d'onore tra impegno civile e clan - Direttore dell'Osservatorio Internazionale dei diritti umani (Oidu), pedagogista, laureato in Scienze della Formazione multimediale con una tesi sul"Trattamento penitenziario, ascoltare e progettare per rieducare sorvegliare e rieducare, l'esperienza carcere", Antonello Nicosia, originario di Sciacca, sarebbe vicino all'ala di Cosa nostra che fa riferimento al boss latitante Matteo Messina Denaro.

Nel curriculum allegato al sito dell'Oidu elenca esperienze nella formazione professionale in particolare nella progettazione di corsi per svantaggiati sociali e disoccupati. Sempre nel curriculum si dice «assistente parlamentare» e «docente a contratto nella scuola pubblica come esperto nei corsi PON».

Nel 2011 è stato coordinatore del progetto"La Tavola Multiculturale" attività a favore della formazione e dell'integrazione degli immigrati. Nicosia indica tra i suoi titoli quello di ricercatore presso l'Invalsi, Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, e quello di insegnante di Storia della mafia nell'Università della California. Per i pubblici ministeri, oltre a portare all'esterno i messaggi dei mafiosi che incontrava durante le sue visite in carcere, avrebbe gestito gli affari del clan in America e riciclato denaro sporco.

Dimino, il fedelissimo di Matteo Messina Denaro - Scarcerato nel 2016 dopo due condanne per associazione mafiosa interamente scontate, appena uscito di galera è tornato al suo posto al vertice della famiglia mafiosa di Sciacca.

Accursio Dimino, 61 anni, boss di «fede» corleonese, amico fedele della famiglia del latitante Matteo Messina Denaro, è stato fermato oggi dalla Procura di Palermo con l'accusa di associazione mafiosa. Appena lasciata la cella è tornato a essere pedinato e intercettato dalle forze dell'ordine che in tre anni di indagine hanno accertato come non avesse perso nulla del suo ruolo di capo.

Insieme a Dimino è stato fermato l'esponente Radicale Antonello Nicosia, trapanese. Grazie al suo rapporto con la deputata di Italia Viva Giusy Occhionero riusciva a entrare nelle carceri e incontrare capimafia anche al 41 bis, portando poi all'esterno i loro messaggi.

Estorsioni, affari con la mafia americana, riciclaggio, Dimino è tornato in affari dunque subito dopo la liberazione. Nel 2010 la Dia gli ha sequestrato beni per oltre un milione. Nel 1996, è stato condannato a 10 anni di reclusione per associazione mafiosa, detenzione illecita di armi e danneggiamento.

Prima di essere arrestato, la prima volta, nel 1993, insieme ai fratelli gestiva un'attività di commercio di prodotti ittici e faceva il docente di educazione fisica in diversi istituti scolastici statali. Scarcerato il 12 aprile 2004 e ritornato a Sciacca, Dimino, secondo gli inquirenti aveva ripreso i suoi contatti con i boss.

Il 4 luglio 2008, è finito di nuovo in cella, nell'ambito dell'operazione"Scacco matto", sempre con l'accusa di associazione mafiosa finalizzata ad acquisire la diretta gestione di attività economiche ed appalti di opere pubbliche nel settore edile e turistico-alberghiero, il controllo della fornitura di calcestruzzo, automezzi e manodopera specializzata.

Nell'indagine sono emersi scambi di"pizzino" tra Dimino e il boss latitante Matteo Messina Denaro. Nel 2010 è stato condannato dal giudice dell'udienza preliminare di Palermo ad 11 anni e 8 mesi di reclusione.

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