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SPAGNA
16.10.2019 - 08:140

Catalogna: un'altra notte di scontri, decine di feriti e arresti

Non si è placata la rabbia catalana per le condanne dai 9 a 13 anni di carcere di 12 leader separatisti

BARCELLONA - Per la seconda notte consecutiva non si è placata la rabbia catalana per le condanne dai 9 a 13 anni di carcere di 12 leader separatisti: molte decine di feriti, arresti e 50 voli sospesi a Barcellona hanno segnato le proteste in tutta la regione spagnola.

In serata, poi, decine di migliaia di persone hanno partecipato ad una veglia vicino alle sedi degli uffici del governo spagnolo nelle quattro province della Catalogna, degenerata in molti casi in violenti disordini, con molti feriti e numerosi arresti.

I maggiori scontri si sono verificati a Barcellona e Gironda, dove la polizia ha caricato i dimostranti, dopo che questi hanno tentato di entrare nelle locali rappresentanze del governo di Madrid. In particolare a Barcellona, secondo fonti della polizia, si sono riunite in serata circa 40'000 persone.

Secondo il quotidiano La Vanguardia, i Servizi di emergenza medica (Sem) catalani hanno assistito 74 persone rimaste ferite negli scontri. 37 feriti sono stati soccorsi a Barcellona. Nessuno è stato ferito gravemente.

Immagini in diretta tv dalla capitale catalana hanno mostrato momenti di alta tensione tra gli agenti di polizia e manifestanti schierati a pochissima distanza gli uni dagli altri. Secondo la Vanguardia, i reparti dei Mossos d'Esquadra, la polizia catalana, hanno caricato per disperdere i gruppi più violenti, come quelli in azione all'Eixample, un quartiere centrale della città, e hanno usato la forza in particolare nel celebre Paseo de Gracia, dove sono intervenuti anche i pompieri per spegnere i falò accesi dai dimostranti e le ambulanze per assistere i feriti. Cariche sono avvenute anche a Tarragona.

«Eserciteremo di nuovo il nostro diritto all'autodeterminazione», ha minacciato il presidente della Generalitat de Catalunya, Quim Torra. Parole ancora più esplicite quelle del presidente del Parlamento catalano Roger Torrent, con cui Torra ha reso omaggio alla tomba di Lluís Companys, il presidente della Generalitat de Catalunya dal 1934 e durante la Guerra civile spagnola, fatto fucilare dal dittatore spagnolo Francisco Franco nel 1940. Torrent ha invocato apertamente "un nuovo referendum" sull'indipendenza della Catalogna e chiesto un'amnistia per i separatisti condannati.

Su quest'ultima ipotesi è arrivata la chiusura del governo ad interim guidato da Pedro Sanchez: l'esecutivo di Madrid ha espresso «il rispetto assoluto e la conformità dell'esecutivo alla sentenza» emessa dalla Corte suprema spagnola. Netto anche il commento del ministro degli esteri spagnolo, Josep Borrell, che ha ribadito l'indivisibilità della Spagna. Da cittadino catalano, il prossimo Alto Rappresentante dell'Ue ha poi stigmatizzato «l'atteggiamento totalitario» dei separatisti che, a suo parere, «escludono parte della popolazione che non la pensa come loro».

Anche a Bruxelles è andata nuovamente in scena la protesta dei separatisti catalani guidati dall'ex presidente della Generalitat Carles Puigdemont, sul cui capo pende ora un nuovo mandato di arresto internazionale. "Non si tratta di un problema catalano o spagnolo, questo è un problema che ci riguarda tutti", ha arringato Puigdemont, chiedendo aiuto "a nome di tutti i perseguitati".

Nei prossimi giorni, i catalani hanno in programma di organizzare nuove marce di protesta mentre per venerdì i sindacati hanno organizzato uno sciopero generale.

keystone-sda.ch/STF (Bernat Armangue)
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