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28.07.2019 - 20:550

Dolore e polemiche, è bufera sulla foto dell'americano bendato

L'ultimo saluto al vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, ucciso con undici coltellate la notte del 26 luglio a Roma, viene "rovinato" dalle immagini fuoriuscite dalla caserma dei carabinieri

ROMA - L'omaggio al feretro, la presenza della moglie Maria Rosaria, una camera ardente silenziosa e composta per rendere l'estremo saluto al vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, ucciso con undici coltellate la notte del 26 luglio a Roma

Un ultimo saluto, prima dei funerali di domani, a cui ha partecipato anche il premier italiano Giuseppe Conte. La giornata del dolore, una domenica resa meno torrida dalla pioggia, in cui però esplode la bufera legata ad una foto scattata in una caserma dei carabinieri in cui compare Christian Gabriel Natale Hjort, uno dei due cittadini americani fermati per l'omicidio, bendato, con le mani legate e il capo chino.

Una immagine che è rapidamente rimbalzata sui media americani: il sito della Cnn la definisce "scioccante" mentre altri giornali, dal Washington Post al Los Angeles Times, citando le autorità italiane, parlano di «atto illegale».

L'Arma ha avviato subito indagini interne e disposto una informativa da inviare in Procura per l'apertura di un fascicolo. Dalle verifiche è emerso che il ragazzo americano sarebbe rimasto bendato per 4 o 5 minuti prima di essere spostato in un'altra stanza. È stato individuato il responsabile che sarà trasferito ad «altro incarico non operativo».

Dal canto suo il procuratore generale di Roma, Giovanni Salvi, afferma che in base alle informazioni fornite dalla Procura sulle «le modalità con le quali è stato condotto l'interrogatorio consentono di escludere ogni forma di costrizione in quella sede: gli indagati sono stati presentati all'interrogatorio liberi nella persona, senza bende o manette. All'interrogatorio è stato presente un difensore ed è stato condotto da due magistrati, è stato registrato e ne è stato redatto verbale integrale. Gli indagati sono stati avvertiti dei loro diritti».

Le verifiche proseguiranno «per accertare chi, per quali ragioni e per disposizione di quale autorità abbia bendato l'indagato e abbia ritenuto di tenere l'indagato in manette, si accetteranno anche eventuali responsabilità per omessa vigilanza», ha aggiunto Salvi. Dunque la confessione del delitto resta per ora intangibile e non inficiata, stando a ciò che dice la Procura, da nessuna condotta scorretta.

Perché la foto a Natale Hjort potrebbe essere stata scattata, quindi, nelle ore precedenti all'interrogatorio durante il quale Finnegan Lee Elder ha ammesso di essere stato lui l'autore materiale delle coltellate. Ma la difesa vuole vederci chiaro. E forse usare lo scatto come grimaldello per la tesi difensiva. «Quella foto mi ha fatto davvero un brutto effetto. Oggi abbiamo provato ad andare in carcere per parlare con il mio assistito ma non è stato possibile: voglio capire cosa sia successo e se anche lui è stato bendato e legato», ha commentato l'avvocato Francesco Codini, difensore di Elder.

Sulla vicenda si è accesa anche una polemica a livello politico. «A chi si lamenta della bendatura di un arrestato, ricordo che l'unica vittima per cui piangere è un uomo, un figlio, un marito di 35 anni, un Carabiniere, un servitore della Patria morto in servizio per mano di gente che, se colpevole, merita solo la galera a vita», ha commentato il ministro dell'Interno, Matteo Salvini.

Parole su cui è intervenuto l'ex presidente del Senato Pietro Grasso affermando che  «chi rappresenta lo Stato non deve fare queste cose. Chi fa il Ministro della Repubblica non deve giustificarle. Penso che quella foto sia la prova di almeno un paio di reati, e probabilmente una buona arma in mano agli avvocati difensori dell'assassino». Dal canto suo Ilaria Cucchi definisce «terribile» l'immagine e chiede alla magistratura di fare chiarezza mentre per i penalisti della Capitale la presenza di una benda in una stazione dei carabinieri è una cosa «da far west».

Per quanto riguarda le indagini è stato individuato il pusher che ha venduto aspirina al posto della droga ai due californiani: è un italiano che gravita nella zona di piazza Mastai a Trastevere. Al vaglio degli inquirenti resta la posizione di Sergio B., il "facilitatore" dei pusher a cui è stata sottratta la borsa dai due e che quella sera allerto il 112 affermando di essere vittime di un "cavallo di ritorno". I due potrebbero finire presto nel registro degli indagati per reati di droga.

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