Keystone
GERMANIA
15.07.2019 - 08:400

«Salvini cancelli le sue menzogne dai social»

Così la comandate della Sea Watch 3 Carola Rackete durante un'intervista in cui spiega le ragioni della causa intentata nei confronti di Matteo Salvini

BERLINO - «Io penso che non sia possibile sopportare tutto. Salvini ha diffuso falsità, io voglio che le sue menzogne siano cancellate da Facebook e Twitter. E che un giudice gli ordini di non farlo più». Lo dice Carola Rackete, comandante della Sea Watch, spiegando in un'intervista alla Bild le ragioni della causa che ha intentato nei confronti del ministro dell'Interno italiano.

Dalle pagine del quotidiano tedesco Rackete chiede inoltre che l'Ue accolga tutti i rifugiati che si trovano in Libia e l'accoglienza dei cosiddetti rifugiati "climatici".

«Quelli che sono in Libia - dice la comandante - devono uscire immediatamente da lì per essere portati in un Paese sicuro. Sentiamo parlare di mezzo milione di persone nelle mani dei contrabbandieri o nei campi profughi libici che dobbiamo mandare via. Dobbiamo aiutarli immediatamente per un passaggio sicuro verso l'Europa. Devono andare in un Paese sicuro, come ha detto la cancelliera Merkel. Che operò non dice come si dovrebbe fare, e questo è il problema».

Per Rackete l'Europa ha una responsabilità speciale nei confronti dell'Africa. «L'asilo non conosce limiti. Al momento stiamo parlando di numeri molto piccoli, ma la situazione si sta facendo più difficile. Il cambiamento climatico causa rifugiati climatici, che dobbiamo naturalmente assorbire. In alcuni Paesi africani, per colpa dei Paesi industrializzati in Europa, la base nutrizionale viene distrutta».

Rackete ha inoltre affermato: «La Germania e altri Stati europei hanno una responsabilità storica per le circostanze in Africa anche dall'era coloniale. Le relazioni di potere di oggi sono state determinate dall'Europa. L'Europa sta sfruttando l'Africa, ed ecco la spirale che porta alla fuga. Pertanto, vi è una responsabilità storica di accettare i rifugiati che non possono più vivere nei loro Paesi a causa della povertà o anche della situazione climatica».
 
 

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