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Norbert Feher è stato condannato per due omicidi in Italia e tre in Spagna.
ITALIA
21.06.2019 - 13:460
Aggiornamento : 15:47

«Igor il russo non si è mai pentito»

È stata letta la sentenza che condanna all'ergastolo Norbert Feher

BOLOGNA - «La lucida fredda, spietata geometria criminale" di Igor il russo non deve lasciare, "sbavature nella fase esecutiva o evocare rivisitazioni critiche che possano suonare come autentico pentimento o come inizio di una revisione critica: in perfetta coerenza con la propria Weltanschauung" Feher "non ha inteso fornire alcun autonomo contributo alla ricostruzione dei fatti, rivendicando con compiaciuto orgoglio di 'essere pagato per tacere'».

Lo si legge nella sentenza che condanna all'ergastolo Igor 'il russo', ovvero Norbert Feher, il cittadino serbo accusato di essere l'autore di due omicidi in Italia e tre in Spagna.

Il killer serbo è stato processato in marzo a Bologna con rito abbreviato per due omicidi e per altri reati. Feher, dopo una latitanza di otto mesi, era stato arrestato in Spagna a dicembre 2017 e da allora è in carcere a Saragozza per un successivo triplice assassinio.

In 27 pagine di sentenza il giudice delle udienze preliminari (gup) Alberto Ziroldi ricostruisce i delitti commessi tra il 30 marzo e l'8 aprile 2017, dalla rapina di una guardia giurata a Consandolo di Argenta (Ferrara), all'omicidio del barista di Budrio (Bologna) Davide Fabbri, fino all'agguato in cui venne ucciso il volontario Valerio Verri e gravemente ferito l'agente di polizia provinciale Marco Ravaglia, nelle campagne di Portomaggiore.

Poi 'Igor' fece perdere le sue tracce, restando latitante fino all'arresto in Spagna otto mesi dopo, a Teruel, dove, prima di essere bloccato, uccise due agenti della Guardia Civil e un agricoltore.

Oltre a sottolineare i molteplici indizi, balistici, genetici e testimoniali che inchiodano l'autore dei reati, il giudice si sofferma sul racconto dell'imputato, segnalandone le contraddizioni. Igor tra l'altro disse di essere andato nel bar di Fabbri, il primo aprile 2017, per recuperare un credito di diecimila euro e poi di essersi difeso dall'aggressione del barista.

Quest'ultima ipotesi, per il giudice, si pone in radicale contrasto con il dato obiettivo. Inoltre l'indagine non ha consentito di accertare con certezza se vi fosse una pregressa conoscenza tra i due.

La sentenza cita una persona sinti, sentita in indagine, secondo cui Fabbri aveva acquistato orologi e altro materiale, anche di natura illecita, lasciando intendere che Feher mirasse a quello, mentre un'altra persona ha detto che Feher era andato da Fabbri per esigere un proprio credito di 4-5.000 euro. Ma si tratta "o di deduzioni soggettive o della riproduzione di voci correnti, che introducono dati di conoscenza processualmente non spendibili", per il giudice.

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