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REGNO UNITO
14.06.2019 - 13:010
Aggiornamento : 13:29

Assange: udienze sull'estradizione nel febbraio 2020

L'ha deciso oggi la giudice Emma Arbuthnot, inaugurando il processo alla Westminster Magistrates Court

LONDRA - Si deciderà in 5 udienze a partire dal 25 febbraio 2020 il verdetto di primo grado sulla contestata richiesta di estradizione dalla Gran Bretagna agli Usa di Julian Assange.

L'ha deciso oggi la giudice Emma Arbuthnot, inaugurando il processo alla Westminster Magistrates Court con la raccolta dei documenti e una prima audizione delle parti. Il fondatore di Wikileaks s'è rivolto ad Arbuthnot ironizzando sui 175 anni di carcere che rischierebbe sulla base dell'accusa americana di spionaggio: «Sono in gioco 175 anni della mia vita».

Il 47enne attivista australiano, in precarie condizioni di salute, è apparso con una lunga barba bianca e ha difeso la sua attività come un contributo a informare l'opinione pubblica mondiale e come una forma di giornalismo: «WikiLeaks non è mai stato altro se non un editore», ha affermato, chiamando la giudice "Lady Arbuthnot".

La richiesta americana di estradizione pone «una molteplicità di gravi interrogativi», ha notato dal canto suo Mark Summers, uno degli avvocati difensori, noto per l'impegno legale sul terreno dei diritti umani. Si tratta di un'iniziativa, ha rincarato, che «secondo noi rappresenta un oltraggioso attacco frontale ai diritti dell'informazione e del giornalismo».

Un altro legale, Ben Brandon, ha assunto invece le parti di Washington, sostenendo che la domanda d'estradizione - già firmata a livello politico dal ministro dell'Interno britannico, Sajid Javid - «si lega a una delle più vaste compromissioni di informazioni confidenziali nella storia degli Usa».

Assange è stato accusato dagli americani dapprima di pirateria informatica e poi della ben più grave violazione presunta dello Espionage Act: un'imputazione senza precedenti in un caso di pubblicazione sui media di materiale riservato.

Wikileaks ha diffuso dal 2010 una montagna di documenti segreti Usa, incluso materiale fatto uscire dal Pentagono dalla talpa Chelsea Manning che comprendeva evidenze di crimini di guerra commessi in Iraq e in Afghanistan. Materiale poi in parte pubblicato in collaborazione con grandi testate internazionali fra cui il Guardian o il New York Times.
 

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