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KAZAKISTAN
09.06.2019 - 19:180

Proteste e arresti nel voto post Nazarbayev

Le opposizioni hanno scelto il boicottaggio e invitato i sostenitori a riempire le piazze di Nur-Sultan e della capitale economica Almaty

ASTANA - Il Kazakistan vota per il dopo-Nazarbayev fra le proteste e le opposizioni in subbuglio, con le prime elezioni di potenziale cambiamento nella storia del Paese segnate da cariche della polizia nelle principali città e centinaia di arresti.

Le presidenziali - che seguono di tre mesi le dimissioni a sorpresa del 78enne Nursultan Nazarbayev, ininterrottamente capo dello Stato dal 1989, prima ancora che il Kazakistan diventasse indipendente dall'Urss - sono considerate dall'opposizione una pura formalità. Cioè una farsa per garantire continuità politica all'ex presidente, con un fluido passaggio di poteri al suo delfino designato, il diplomatico 66enne Kassym Jomart-Tokayev, che da marzo ricopre la carica di presidente ad interim, scelto personalmente da Nazarbayev.

Il presidente dimissionario, ufficialmente in ritiro dalla politica istituzionale, continua a essere capo del potente partito Nur Otan, che controlla la quasi totalità del parlamento.

Al momento del presunto ritiro, Nazarbayev disse di voler «aprire la strada a una generazione di nuovi leader». Contro il suo protetto sono in lizza ben sei candidati, di cui uno, Amirzhan Kassanov, è un attivista dell'opposizione. Ma per la stragrande maggioranza dei 12 milioni di kazaki con diritto al voto sono tutti e sei dei totali sconosciuti e l'unico volto noto è quello, onnipresente, di Tokayev. Una donna in pensione, interpellata dal New York Times, ha detto di aver votato per il successore di Nazarbayev perché «non conosco nessuno degli altri candidati».

Tokayev, che ha votato nella capitale Astana, ribattezzata da quest'anno Nur-Sultan in onore dell'inossidabile uomo forte, ha studiato in una scuola sovietica di élite per diplomatici e da lui gli osservatori si aspettano che continui la politica di equidistanza fra Russia, Cina e Occidente. Un equilibrismo che è riuscito ad attrarre investimenti, fra loro concorrenti, nelle ricche risorse petrolifere e minerarie del grande Paese centroasiatico.

Contro questa frustrante sensazione di impotenza, le opposizioni hanno scelto il boicottaggio e invitato i sostenitori a riempire le piazze di Nur-Sultan e della capitale economica Almaty. I promotori hanno invitato i manifestanti a protestare pacificamente, mentre Tokayev ha esortato le forze dell'ordine a usare moderazione. I manifestanti, diverse centinaia secondo i media, migliaia secondo i leader dell'opposizione, hanno scandito slogan per il boicottaggio prima di venire dispersi dalla polizia, che ha annunciato di aver compiuto almeno 500 arresti. Un cronista della Bbc ha fotografato manifestanti trascinati via per i piedi da agenti in tenuta anti-sommossa e riferito che venivano caricati su pullman.

Secondo Human Rights Watch quella di una transizione democratica è una "pura illusione" mentre l'Osce, che ha inviato 300 osservatori in Kazakistan, finora non ha mai riconosciuto ad alcuna elezione kazaka il crisma di "libera e giusta".
 
 

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