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Nove leader della "protesta degli ombrelli" di Hong Kong sono stati riconosciuti colpevoli.
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CINA
09.04.2019 - 12:040

I nove leader della "protesta degli ombrelli" sono colpevoli

La protesta bloccò Hong Kong per due mesi e mezzo circa

PECHINO - Nove leader della "protesta degli ombrelli" di Hong Kong sono stati riconosciuti colpevoli oggi nel processo sulla "disobbedienza civile" del 2014 che bloccò l'ex colonia britannica per due mesi e mezzo circa.

Tutti, tra cui gli accademici Benny Tai e Chan Kin-man, e il reverendo Chu Yiu-ming, fondatori del movimento "Occupy Central", sono stati ritenuti responsabili dalla West Kowloon Magistrates' Courts di Hong Kong del ruolo attivo avuto nelle manifestazioni che variano dalla "cospirazione finalizzata al disturbo della quiete pubblica" all'"incitamento al disturbo della quiete pubblica".

Dopo aver comunicato la decisione, il giudice Johnny Chan ha aggiornato l'udienza al pomeriggio per la definizione e l'annuncio delle pene. I nove, che devono rispondere di una o più accuse, rischiano per ognuna la condanna massima fino a 7 anni di carcere.


KEYSTONE/AP (Kin Cheung)

«Sono calmo - ha commentato a caldo il reverendo Chu fuori dal tribunale -. Il verdetto non è la fine. La fine è quando finisco di scontare la mia sentenza. La libertà non viene a titolo gratuito. Spero che ci siano altre persone in grado di portare avanti la lotta».

All'udienza preliminare di metà novembre i nove imputati si dichiararono non colpevoli: oltre a Chu e agli accademici Benny Tai e Chan Kin-man, a finire sotto processo figurano i deputati della LegCo (il parlamentino locale) Tanya Chan e Shiu Ka-chun, gli ex studenti leader del movimento Eason Chung e Tommy Cheung, l'attivista Raphael Wong e l'ex deputato Lee Wing-tat.

Sui nove è stato emesso il verdetto di colpevolezza che va a vario titolo dalla "cospirazione finalizzata al disturbo della quiete pubblica" fino all'"incitamento al disturbo della quiete pubblica" e all'"incitamento di persone a incitare altri al disturbo della quiete pubblica" per le manifestazioni che avevano lo scopo di richiedere elezioni democratiche.


KEYSTONE/AP (Wally Santana)

L'ultimo governatore britannico di Hong Kong, Chris Patten, ha criticato il verdetto: in una nota rilasciata da Hong Kong Watch ha osservato che «nel momento in cui molti avrebbero pensato che lo scopo del governo di Hong Kong dovesse essere di riunire tutta la comunità, sembra terribilmente divisivo l'utilizzo di leggi anacronistiche nel perseguimento vendicativo di eventi politici che risalgono al 2014».

Ad Hong Kong, ex colonia britannica restituita alla Cina nel 1997, erano state promesse elezioni a suffragio prima per la scelta del "chief executive" (una sorta di primo ministro) nel 2017 e poi per il parlamentino locale nel 2020. Da Pechino ci fu tuttavia una correzione del tiro, con l'ipotesi che soltanto i candidati con l'approvazione "cinese" potesse correre per le cariche. Una sterzata che provocò la reazione e le proteste pro democrazia contro il "falso suffragio universale".

KEYSTONE/AP (Kin Cheung)
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