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PAKISTAN
09.02.2019 - 15:130

Asia Bibi «è ancora in Pakistan»

La Chiesa locale sostiene che la donna cristiana, che era stata scagionata dall'accusa di blasfemia, sia sotto la protezione del governo in un luogo segreto

ISLAMABAD - Asia Bibi, la cristiana pakistana che è stata scagionata dopo otto anni dall'accusa di blasfemia (per la quale ha rischiato la pena di morte), è ancora in Pakistan: è quanto sostengono fonti della Chiesa locale. È sotto la protezione del governo e nessuno sa esattamente dove si trovi.

Si attende che ci siano tutte le condizioni per consentirle l'uscita dal Paese in sicurezza. È verosimile che la destinazione sia quella già scelta dalle figlie, il Canada.

Fino a fine 2018, secondo quanto riferito da testimoni all'agenzia di stampa italiana Ansa, il marito e le figlie erano a Youhanabad, uno dei quartieri cristiani di Lahore. Ora tutto è coperto dalla massima riservatezza anche per evitare le violenze dei fondamentalisti islamici, che erano esplose sia dopo l'assoluzione che a fine gennaio quando la Corte suprema ha confermato la sentenza che proscioglie la donna da ogni accusa.

Minacce che hanno investito anche il suo avvocato: «Non ho più una vita, da tre mesi e mezzo ho l'ufficio chiuso, nessuno dei miei amici sale più in macchina con me per paura di essere ucciso», ma «lo rifarei, sarei pronto a difendere un altro cristiano, sento di aver fatto la cosa giusta», dice il legale Saif Ul Malook in un incontro a Lahore con il direttore della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs), Alessandro Monteduro al quale ha preso parte anche l'Ansa.

Malook, musulmano, ha trascorso, dopo la sentenza di assoluzione di Asia Bibi, un periodo in Europa per sicurezza. Ora è tornato in Pakistan dove vive sotto scorta, colpevole, secondo i fondamentalisti, di avere difeso una cristiana.

La vita di colui che era uno dei più famosi legali del Pakistan è quella di un uomo costantemente minacciato di morte. E parla anche dell'ostracismo da parte di una "gang di avvocati" contro i legali che, come lui, prendono in carico le cause dei cristiani.

Malook parla anche di quanto affrontato da Asia Bibi negli anni in cui è stata nel braccio della morte: «Quando andavo a trovarla cercavo solo di scherzare, farle trascorrere dei momenti felici. La cella per i condannati a morte è orribile, la gente vi impazzisce. Non so dove ha trovato la forza per sopravvivere». La donna «viveva 23 ore al giorno in una cella di otto metri quadrati, aveva mezz'ora di uscita dalla cella la mattina e mezz'ora il pomeriggio. Era guardata a vista e di fatto parlava ogni tanto solo con la sua guardia. Questo per nove anni», ha aggiunto il legale.

Poi Malook confida: «Vorrei incontrare il papa, sarebbe un grande onore, è il leader di tre quarti dell'umanità». Alla domanda se vorrebbe parlare al pontefice del caso che ha seguito e delle conseguenze che sta pagando personalmente, lui musulmano, per avere difeso una cristiana, Malook si limita a rispondere: «Mi piacerebbe incontrarlo, poi quando ci si incontra si parla...».

Per la Chiesa del Pakistan, l'assoluzione di Asia Bibi rappresenta «una svolta» perché «è stato dimostrato anche a livello internazionale - dice un vescovo - che le accuse di blasfemia al 99 per cento sono false e che quindi la legge che prevede la blasfemia è inutile».

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