FRANCIA
16.11.2018 - 15:080
Aggiornamento : 16:22

Denuncia UBS e perde tutto: chiede 3,5 milioni di indennizzo, riceve 3000 euro

Un ex quadro di UBS in Francia chiedeva un risarcimento per aver collaborato con la giustizia rivelando le pratiche non lecite della grande banca

PARIGI - Chiedeva 3,5 milioni di euro, ne riceve solo 3000: Stéphanie Gibaud ex quadro di UBS in Francia, ha ottenuto in tribunale solo un risarcimento simbolico per i danni che afferma di aver subito collaborando con la giustizia per rivelare le pratiche della grande banca.

Il tribunale amministrativo di Parigi ha riconosciuto alla donna, che in Francia è considerata un'allertatrice civica (whistleblower), lo statuto di "collaboratore occasionale del servizio pubblico". E ha condannato lo stato a versarle 3000 euro (3400 franchi) quale indennità per torto morale a compenso dei servizi resi fra il giugno 2011 e il giugno 2012.

«È una decisione che permetterà agli allertatori civici di godere della protezione dello stato», ha affermato Antoine Reillac, avvocato di Gibaud, in dichiarazioni rilasciate all'Afp. "Lo stato deve proteggere i suoi collaboratori, quando sono perseguiti o minacciati".

Da anni l'ex direttrice marketing della filiale francese di UBS chiedeva un risarcimento sostanzioso, avendo avuto a suo avviso la vita distrutta e sacrificata all'interesse generale. «Ho perso il lavoro, la casa, l'affidamento dei miei figli - aveva detto ai giornalisti - da anni vivo con il minimo sociale».

«Se avessi deciso di distruggere i documenti della banca, come mi era stato ordinato nel 2008, non avrei mai collaborato con la giustizia e avrei proseguito la mia carriera», aveva osservato. La 53enne era stata licenziata e anche citata in giudizio dal suo ex datore di lavoro.

In assenza di giustificativi reputati sufficienti la corte ha però riconosciuto solo una piccola indennità di torto morale, tenuto conto anche del fatto che la collaborazione si è dipanata per un periodo solo di un anno, all'inizio dell'inchiesta.

Come noto UBS è accusata - come gruppo e come filiale francese, nonché insieme a sei alti dirigenti - di essere andata in modo illecito alla caccia di clienti facoltosi in Francia e di aver riciclato il provento dell'evasione fiscale. L'istituto respinge le accuse e il processo nei suoi confronti, apertosi l'8 ottobre a Parigi, si è concluso ieri. La sentenza sarà pronunciata il 20 febbraio.

Il tema dei giusti compensi per i collaboratori di giustizia è molto dibattuto in Francia. Nel 2016 il paese - che ha vissuto casi clamorosi di evasione ad altissimo livello, basti pensare alla vicenda che alcuni anni or sono ha interessato l'allora ministro del bilancio Jérôme Cahuzac - si è dotato di uno statuto per gli allertatori civici, che li preserva dai perseguimenti penale e li protegge dai datori di lavoro. Non prevede però la loro remunerazione.

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