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17.11.2017 - 14:370
Aggiornamento : 18:06

«Ridimensioniamo questo signore. Non merita altro»

L'autista di Giovanni Falcone - unico sopravvissuto della strage di Capaci - non vuole commentare la morte di Totò Riina. Mentre il paese del boss è in lutto

PALERMO - «Si è portato nella tomba tutti i suoi segreti. E se ne vada in silenzio». Giuseppe Costanza, autista di Giovanni Falcone e unico sopravvissuto della strage di Capaci, vorrebbe spegnere le luci sulla fine di Totò Riina. Da 25 anni si dedica al recupero della memoria, incontra gli studenti, porta in giro la sua testimonianza e il suo impegno civile. La notizia della morte del boss dei boss lo raggiunge a Bari. Ma sceglie di non commentarla perché, dice, «meno se ne parla meglio è».

«Se ne vada in silenzio» - La sua scelta del silenzio esprime in realtà il rifiuto sdegnato della storia criminale di Riina. «Cerchiamo di ridimensionare - dice - la figura di questo signore. Mettiamolo all'angolo. Non merita altro per quello che è stato e per quello che ha fatto. E se ne vada in silenzio». Unico rammarico il fatto che si porta dietro i suoi segreti ingombranti, a partire da quello sulla strage di Capaci e sugli altri responsabili non ancora individuati. «Spero di apprendere altre verità su quanto accaduto quel giorno e di guardare in faccia chi ha fatto questo: non merita niente», ha detto ai ragazzi che il 23 maggio hanno sfilato a Palermo nell'anniversario dell'attentato.

«Una distrazione mi ha salvato la vita» - «A qualcuno ha fatto paura la nomina di Falcone a procuratore nazionale antimafia». Giuseppe Costanza può dirlo perché fu l'ultima confidenza ricevuta da Falcone. Erano insieme sull'auto blindata. Falcone aveva voluto mettersi alla guida per stare accanto alla moglie. «Ero seduto dietro - ha sempre raccontato - e stavamo parlando del più e del meno. Tra noi c'era un rapporto di fiducia. Mi chiese se la macchina da portare a Roma era pronta e io gli dissi di sì. Siccome nel quadro comandi erano rimaste inserite le mie chiavi, gli chiesi se, arrivato a casa, potevo prenderle. Lui sfilò le chiavi per porgermele e così spense la macchina. Gli dissi: "Ma così ci andiamo ad ammazzare". E invece quel gesto distratto mi ha salvato la vita perché ha rallentato la velocità proprio un attimo prima dell'esplosione».

Un paese in lutto - I corleonesi non sono stati colti di sorpresa dalla notizia della morte di Totò Riina. Sapevano da giorni che le condizioni del padrino erano critiche. In paese oltre alla famiglia del boss, vivono tanti partenti zii e nipoti. «Spero che adesso possa finire anche la mafia - dice una giovane dipendente di un titolare di negozio di telefonia nel corso principale - Qui vogliamo soltanto vivere e lavorare». Un anziano dice: «Il paese è in lutto. Lo capisce questo. Lasciatelo riposare in pace. Basta».

Una rosa nera sul profilo Facebook della figlia - Una rosa nera come foto del profilo, sovrastata dall'indice di una ragazza che indica il silenzio come copertina. A fugare ogni dubbio sul significato dell'immagine, anche il tatuaggio "shhh..." in bella evidenza, sul dorso del dito. È così che Maria Concetta Riina ricorda il padre Totò. Una sessantina i like all'immagine, e oltre venti le condivisioni. Pochi invece, per adesso, i commenti: «Mi unisco al vostro dolore», scrive uno; «è un giorno molto triste», fa eco un altro.

«Da oggi il Paese è migliore» - «Toto Riina è morto, da oggi l'Italia è migliore». Lo ha detto il ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano da New York aggiungendo: «il mio pensiero oggi va a tutte le vittime e le loro famiglie». Alfano ha poi precisato: «Parlo non solo da siciliano ma anche da ex ministro della Giustizia che ha rafforzato le norme anti-mafia».


 
 


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