ITALIA
24.11.2016 - 16:490
Aggiornamento : 17:20

Italia: amianto; assolti anche altri 2 ex dirigenti, 11 in totale

MILANO - Con la sentenza emessa oggi dalla Corte d'Appello di Milano sul caso degli operai morti per forme tumorali provocate, secondo l'accusa, dall'esposizione all'amianto, sono stati assolti in totale undici ex dirigenti della Pirelli.

I giudici, infatti, hanno assolto anche Armando Moroni, condannato in primo grado, nel frattempo deceduto e ora prosciolto nel merito. L'assoluzione è arrivata anche per un altro ex manager, mentre la posizione di Guido Veronesi, fratello del noto oncologo, era stata stralciata già nei mesi scorsi per motivi di salute.

La quinta sezione della Corte d'Appello di Milano ha ribaltato oggi la sentenza di primo grado del luglio 2015 con cui, per la prima volta a Milano, gli ex vertici di un'azienda erano stati condannati, con pene fino a quattro anni e otto mesi di reclusione, per la morte di operai rimasti per anni a contatto con materiali in amianto. Oggi tutti e undici gli imputati sono stati assolti con la formula "per non aver commesso il fatto". Le motivazioni saranno depositate tra 30 giorni.

Tra gli ex dirigenti della Pirelli, erano stati condannati in primo grado, rispettivamente a quattro anni e otto mesi e a tre anni e sei mesi di carcere, Ludovico Grandi e Gianfranco Bellingeri, amministratori delegati dell'azienda negli anni Ottanta. Anche loro oggi sono stati prosciolti.

Secondo l'accusa, rappresentata nel processo di secondo grado dal sostituto procuratore generale (pg) di Milano Nunzia Ciaravolo, gli operai degli stabilimenti milanesi della Pirelli non sarebbero stati protetti dall'amianto «vistosamente presente nell'ambiente di lavoro» e non sapevano «a quali conseguenze stessero andando incontro», visto che «nessuno li aveva informati dei rischi». Ecco perché, aveva ribadito il pg, l'informazione nei confronti dei dipendenti sarebbe stato il «primo degli accorgimenti da prendere» per tutelare i lavoratori ed è stato di «grande gravità» che nessuno abbia adottato provvedimenti in tal senso.

«È morte della giustizia» - «La giustizia che assolve gli assassini significa la morte dei Tribunali, significa che sui luoghi di lavoro c'è licenza di uccidere e impunità». Lo ha detto Michele Michelino, presidente del Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro (parte civile), commentando la sentenza con cui oggi, ribaltando il verdetto di primo grado, la Corte d'Appello di Milano ha assolto undici ex manager di Pirelli imputati per omicidio colposo in relazione alla morte di una ventina di operai per forme tumorali, secondo l'accusa, causate dall'esposizione all'amianto.

«Non si può accettare che si continui a morire sui luoghi di lavoro, siamo arrabbiati e non ci arrendiamo», ha spiegato Michelino con a fianco Silvestro Capelli, esponente del comitato e ex operaio che, come ha spiegato, ha lavorato «per 17 anni in un'altra fabbrica, la Breda a Milano, e poi mi sono ammalato».

«Se i tribunali in primo grado condannano quei manager che consapevolmente hanno mandato a morte i lavoratori e poi in appello quegli stessi manager vengono assolti - ha proseguito Michelino, parlando coi cronisti dopo il verdetto - significa che siamo di fronte ad una giustizia di classe».

Già nel corso del processo di primo grado i familiari delle vittime avevano ritirato le loro costituzioni come parti civili, dopo che avevano ottenuto risarcimenti extragiudiziali. «I manager hanno imparato a risarcire le famiglie - ha aggiunto Michelino - ma noi del Comitato, l'Istituto nazionale italiano assicurazione infortuni sul lavoro (Inail) e Medicina Democratica resistiamo nei processi come parti civili». E ancora: «Cosa vuol dire 'non aver commesso il fatto'? Vuol dire dare la licenza di uccidere, mentre noi non possiamo accettare che si continui a morire sui luoghi di lavoro».

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