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STATI UNITI / ZIMBABWE
31.07.2015 - 12:320
Aggiornamento : 14:11

Lo Zimbabwe chiede l'estradizione del cacciatore

La sua guida: "Voleva uccidere anche un elefante, ma non ne ha trovato uno abbastanza grande"

HARARE - Il Ministro dell'Ambiente dello Zimbabwe, Oppah Muchinguri, ha chiesto oggi l'estradizione di Walter James Palmer, cacciatore americano e dentista benestante del Minnesota, reo di aver ucciso il leone Cecil, simbolo nazionale, esemplare protetto e principale attrazione del più grande parco dello Zimbawe.

"Chiediamo alle autorità competenti per la sua estradizione in Zimbabwe, in modo da poterlo processare per i crimini che ha commesso", ha detto nel corso di una conferenza stampa il signor Muchinguri, rammaricandosi del fatto che non sia stato già arrestato perché "rientrato nel suo Paese d'origine", nel momento in cui è scoppiato lo scandalo.

L’animale era stato attirato con un’esca al di fuori dei confini protetti per essere prima ferito con una freccia e del veleno e poi essere finito con un fucile dopo 40 ore di agonia. L’esemplare di 13 anni è stato anche decapitato e scuoiato, “trofei” confiscati dalle autorità.

Il turista, che avrebbe pagato fino a 50mila dollari per organizzare la spedizione, ha attribuito la colpa alle due guide locali che non lo avevano informato della situazione. Palmer e i complici rischiano fino a 15 anni di carcere.

Voleva uccidere ancora - Dopo aver portato a termine la caccia al leone, il dentista voleva uccidere anche un elefante - con una zanna da almeno 28 chili - ma non ne ha trovato uno "grande abbastanza". Lo rivela in un'intervista al Telegraph Theo Bronkhorst, il cacciatore che ha guidato Palmer nella 'spedizione' e unico finora sul quale pendono accuse formali per caccia illegale nello Zimbabwe, rilasciato su cauzione.

Bronkhorst, il cacciatore accusato dalle autorità africane di non aver impedito una "caccia illegale", rompe il silenzio dalla sua casa di Bulawayo, nello Zimbabwe, e in un'intervista al giornale britannico dà la sua versione della spedizione del primo luglio in cui Cecil ha trovato la morte.

"Quando il dottor Palmer arrivò a Bulawayo - afferma Bronkhorst - il suo bagaglio era andato perduto e io mi attivai per cercarlo. Così facemmo tardi per la spedizione". "Non abbiamo mai avuto intenzione di cacciare il leone nella terra dove è stato ucciso. All'ultimo minuto ho dovuto deviare di 8 miglia dalla zona di caccia". "Abbiamo trovato la carcassa di un elefante - aggiunge Bronkhorst - e l'abbiamo spostata per usarla come esca".

Appostati, prima hanno avvistato una leonessa e poi Cecil, "un animale magnifico". A questo punto, dice il cacciatore, Palmer ha scoccato una freccia e l'animale è andato via. Erano circa le 22". Non potendo stabilire se il leone fosse stato colpito gli uomini si sono messi alla sua ricerca dopo un giorno.

"Lo abbiamo trovato alle 9 del mattino ferito e quindi il cliente lo ha ucciso". Solo in seguito hanno notato il collare Gps rendendosi conto che fosse un leone protetto. "Non avremmo mai sparato a un animale monitorato. Ero devastato, e anche il mio cliente lo era".

"Lo ammetto, avrei dovuto portarlo alle autorità de parco. Ma poi lo decapitammo e scuoiammo, perché il cliente aveva pagato per il trofeo". "Non voglio sparare agli animali. Lo faccio perché è l'unico modo con cui posso guadagnarmi da vivere". Per la sua caccia Palmer ha pagato una somma pari a circa 50mila euro.

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