Casa Bianca cede, diffuse e-mail su attacco Bengasi
Si tratta di almeno cento pagine di corrispondenza, dalle quali emergerebbero tensioni sulla stesura dei 'talking points' da affidare all'ambasciatrice americana all'Onu, Susan Rice, a cui venne affidato il compito di spiegare all'opinione pubblica quanto accaduto. Ambasciatrice a cui la vicenda è costata la nomina a segretario di Stato al posto di Hillary Clinton.
A chiedere la diffusione di tutte le e-mail della Casa Bianca relative al caso Bengasi era stato nei giorni scorsi lo speaker della Camera, il repubblicano John Boehner. E le pressioni sulla Casa Bianca nelle ultime ore era sempre più aumentate. In particolare, le mail rese pubbliche confermerebbero il disaccordo tra i vari interlocutori sulla opportunità o meno di inserire nei "memo" per la Rice gli allarmi che la Cia aveva lanciato prima dell'attacco, mettendo in guardia su possibili azioni di gruppi legati ad al Qaeda. Gruppi ai quali sarebbero stati affiliati anche alcuni degli uomini che avevano svolto un compito di vigilanza della sede diplomatica.
Risulterebbe così confermato come furono redatte più versioni dei 'talking points' e - secondo quanto scrive il Washington Post - emergerebbe come alla elaborazione dei vari testi parteciparono sia la Casa Bianca che il Dipartimento di Stato, l'Fbi e la Cia. La prima versione di questi documenti fu redatta proprio dalla Cia, versione che - secondo quanto scrive il Wall Street Journal - venne poi pesantemente modificata nell'arco di oltre ventiquattro ore attraverso un dibattito via e-mail tra più di venti funzionari dell'amministrazione e dei servizi.




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