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Le voci dallo sciopero di Amazon: «Non sei un essere umano, sei un robot»
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ITALIA
25.03.2021 - 06:000
Aggiornamento : 10:09

Le voci dallo sciopero di Amazon: «Non sei un essere umano, sei un robot»

La dura vita fra i pacchi del colosso dell'e-shopping e le proteste in Italia: «9 ore senza tregua, e vogliono di più»

di Redazione
Irene Panighetti

ROMA - «Non sei un essere umano, sei un robot controllato dai loro computer centrali»: le parole di Maurizio*, dal 2015 autista per Amazon a Milano, sintetizzano con crudezza il perché dello sciopero mondiale di questo 22 marzo, che in Italia, secondo i sindacati che lo hanno indetto, ha avuto l’adesione di una media del 70-75%, con punte del 90% fra gli autisti.

Maurizio denuncia una situazione che lo accomuna ai circa 40mila addetti italiani di Amazon (che a sua volta subappalta ad altre aziende di logistica), turni di lavoro insostenibili, carichi di lavoro e orari umanamente impossibili: «A Milano non ci fermiamo mai, io lavoro 9 ore e un quarto, con un quarto d’ora di pausa che non viene pagata, così come non è considerato il tempo per arrivare al magazzino né la variabile traffico. Noi autisti carichiamo dai 250 ai 300 pacchi al giorno, per circa 100 fermate».

Lo stesso meccanismo regola la vita di Emanuele*, driver romano per una delle aziende che hanno preso l'appalto da Amazon: un conto sono gli stop e un altro le consegne, che possono essere più di una per stop: «Lavoro 8 o 9 ore al giorno, con mediamente 150 stop e consegne di 160/170 pacchi – spiega – prima della pandemia era un po’ meno ma oggi la giornata è così».

Numeri assoluti inferiori (ma non in proporzione) sono quelli di Pisa, dove Manuel*, giovane autista che ha scioperato con convinzione, esegue «in media 150 consegne al giorno, una ogni 3 minuti – racconta – ma lo sciopero è soprattutto contro le proposte inaccettabili dei datori di lavoro che chiedono una rinegoziazione del contratto nazionale irricevibile perché vorrebbero un aumento dell’orario di lavoro fino a 44 ore per 6 giorni settimana, 26 domeniche lavorative, Feste lavorative obbligatorie, la cancellazione dei primi 3 giorni di malattia, il controllo dei lavoratori con Gps e telecamere».

Simile la situazione a Castegnato, in provincia di Brescia dove c’è il magazzino di Amazon e dove lo sciopero ha avuto «l’adesione del 90 per cento tra i drivers, un po’ meno tra i magazzinieri – dichiara Giampietro Gusmini, segretario provinciale della Filt Cgil – siamo spesso contatti dai lavoratori che denunciano condizioni impossibili ma hanno anche timore di ritorsioni padronali».

*nomi noti alla redazione

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