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SOCIALProfili social post mortem, un mondo di "zombie" in rete

23.02.21 - 17:49
Che fine fa, una volta che moriamo, tutto il materiale che pubblichiamo nei nostri profili social? Ora si parla di eredi
Getty
Profili social post mortem, un mondo di "zombie" in rete
Che fine fa, una volta che moriamo, tutto il materiale che pubblichiamo nei nostri profili social? Ora si parla di eredi

L’era digitale pone nuove sfide in termini di diritto ereditario. Basti pensare che ogni minuto muoiono in media tre utenti facebook e che il 5% degli utenti social sono costituiti da “zombie digitali”. Un dato di partenza da moltiplicare pensando ai supporti della telefonia cellulare, ai tanti altri social network dove ogni giorno vengono creati, memorizzati e condivisi foto, video, documenti e quant’altro. Ma che fine fanno dopo la morte del legittimo proprietario? Chi e come accedere a queste “memorie”?

Genitori che chiedono le foto del figlio morto - Recentemente ha fatto giurisprudenza una sentenza del Tribunale civile di Milano che ha dichiarato “del tutto illegittima la pretesa avanzata da Apple” nei confronti dei genitori di un ragazzo, morto in un incidente stradale un anno fa, che chiedevano il libero accesso ai dati che il figlio aveva salvato sulla «nuvola-cloud» della compagnia per «cercare di colmare almeno in parte il senso di vuoto» causato dalla perdita del figlio. Una sentenza che richiama quella del 2005 quando una corte del Michigan ordinò al provider statunitense Yahoo di consegnare ai genitori di un giovane Marine scomparso in Iraq, tutta la corrispondenza presente nella posta elettronica del defunto.

Cos'è l'eredità digitale
Con “eredità digitale” si fa riferimento grossomodo ai dati digitali che una persona lascia online e negli hard disk dopo la sua morte: i profili social, l’online banking, le caselle di posta elettronica, gli spazi di archiviazione su cloud, le licenze, le chat, i file multimediali, le criptovalute, e tanto altro ancora. In questo senso ci sono ancora delle zone d’ombra nella legislatura ai vari livelli, nazionali e internazionali. Basti pensare che fino a un anno fa il sito specializzato Deceased Account ha esaminato le condizioni generali di quarantacinque siti web, tra i più noti e utilizzati; di questi, poco meno di una ventina avevano regole ad hoc in caso di decesso del titolare dell’account. La normativa europea consente all’interessato (in vita) di richiedere ed ottenere la cancellazione dei propri dati personali ovvero di pianificarne la sorte post mortem (il diritto all’oblio).

Tra Facebook, Outlook e Instagram
Nel mondo sempre più popolato dei social, Facebook ha introdotto la funzione che dà la possibilità in via preventiva di decidere, in caso di morte, se eliminare completamente il proprio account, o nominare un contatto erede: in questo caso, la persona nominata potrà gestire il profilo solo alla scomparsa del possessore originario. Idem ha fatto Microsoft: gli utenti che usano Outlook possono inviare un modulo nel quale si lasciano istruzioni specifiche sul da farsi in caso di decesso. Seguendo un po' le orme di Facebook, l’altro colosso della rete Google, dà la possibilità all'utente di indicare un contatto fidato cui "lasciare in eredità" i nostri dati e le nostre informazioni. Tutto avviene tramite la sezione Gestione account inattivo

Rispetto alla "casa madre" Facebook, la gestione degli account di persone decedute da parte di Instagram è molto più semplificata, così come per Twitter, l'utente non potrà indicare un proprio erede digitale, ma toccherà ai cari (o semplici conoscenti) segnalare alla rete sociale fotografica che il "proprietario" di un profilo è morto e decidere se l’account resterà per scopi commemorativi o dovrà essere cancellato.

Eredità digitale: ecco i consigli degli esperti
Come fare per prevenire tutti i problemi post mortem che potremmo lasciare ai nostri cari nel recuperare i nostri “effetti personali” sparsi per la rete e sui vari supporti magnetici? La dottoressa Nadine Stutz, esperta di comunicazione digitale a Zurigo, consiglia di “designare per tempo una persona di fiducia che si occuperà dei dati personali. Occorre passarle anche tutti gli accessi a Internet e i relativi contratti, con i relativi diritti e i doveri. In sintesi: bisogna regolamentare per tempo l'eredità digitale”. “Una preventiva e articolata pianificazione successoria si rivela quanto mai necessaria non solo per i beni economicamente rilevanti bensì anche per i beni a contenuto personale (foto di famiglia, e-mail, messaggi, diari, scritti personali, ecc.)” come sostiene l’avvocato milanese Alessandro d'Arminio Monforte (IT Law ed esperto di eredità digitale).

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