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MONDO
22.01.2021 - 14:020

Il coronavirus cambia: «Serve un piano europeo congiunto»

Un team di ricercatori del Max Planck Institute chiede misure più incisive per frenare la diffusione delle varianti

GOTTINGA - L'Europa si muova ora, con un piano unico di azioni coordinate e sincronizzate: solo così si può sperare di ritardare e prevenire l'ulteriore diffusione delle varianti del coronavirus, specialmente quella inglese. Bisogna ridurre il numero di casi di Covid-19 il più velocemente possibile, anche perchè più a lungo durano le restrizioni, meno efficaci diventano per via del loro impatto psicologico, sociale ed economico. A chiederlo è un gruppo di ricercatori di diverse università europee, guidati da Viola Priesemann, del Max Planck Institute di Gottinga, sulla rivista Lancet.

Le attuali misure infatti non stanno riducendo a sufficienza la diffusione del coronavirus, dando spazio alla comparsa di nuove varianti. Anche se le loro caratteristiche biologiche devono essere ancora chiarite, i dati sembrano indicare una loro maggiore trasmissibilità, che si traduce in un aumento dei contagi nella popolazione, facendo salire l'Rt da 1 a circa 1,4. Se ciò fosse confermato, i paesi che sono riusciti a ridurre l'Rt sotto 1, si troverebbero ad affrontare una nuova ondata con le attuali misure. E una volta che una variante più contagiosa si è stabilita, diventa molto più difficile tenere il conto del numero di nuove infezioni.

Per questo, scrivono i ricercatori, devono essere prese decisioni a livello pan-europeo e provvedimenti immediati per contenere la diffusione di nuove varianti, altrimenti si rischia il collasso dei sistemi sanitari e il raddoppio dei casi ogni settimana. Un piano d'azione congiunto di tutti i paesi europei «renderà ogni sforzo locale e nazionale più efficace e avrà impatto sulla salute di tutta Europa. Più durano le restrizioni, meno efficaci diventano per il loro impatto sulle persone».

Bisogna fare il possibile, spiegano, per dare supporto finanziario, sociale e mentale alle persone. È inoltre necessario evitare di importare nuove varianti per prevenirne la diffusione e migliorare la sorveglianza molecolare. Più presto ed efficacemente i paesi agiranno, concludono, prima si potranno togliere le restrizioni.

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