Keystone
UNGHERIA
29.09.2020 - 20:080

Orban vuole la testa della vicepresidente UE

Secondo il presidente ungherese, avrebbe fatto «dichiarazioni pubbliche dispregiative» contro il suo Paese.

Da Bruxelles però frenano: «Vera Jourova ha la piena fiducia di von der Leyen» con la quale «lavora a stretto contatto».

BUDAPEST - Il premier ungherese Viktor Orban chiede la testa della vicepresidente Ue, Vera Jourova. Alla vigilia della presentazione del primo rapporto annuale di Bruxelles sul rispetto dello stato di diritto nei 27 Paesi Ue, il leader magiaro gioca d'anticipo e passa all'attacco, chiedendo le dimissioni della politica ceca per le sue «dichiarazioni pubbliche dispregiative» sull'Ungheria.

Ma Palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea a Bruxelles, fa quadrato su Jourova assicurando che la vicepresidente ha la «piena fiducia» di von der Leyen, con la quale «lavora a stretto contatto» sulle questioni relative allo stato di diritto.

Nella lettera - inviata alla stessa von der Leyen - Orban afferma che Jourova ha offeso gli ungheresi e che il suo è un «attacco politico contro il governo magiaro democraticamente eletto» e «un'umiliazione all'Ungheria e al popolo ungherese».

L'attacco del premier ungherese fa riferimento a una intervista della stessa Jourova a Der Spiegel in cui la vicepresidente aveva detto che l'Ungheria «sta costruendo una democrazia malata». Leader indiscusso del suo paese, Orban si è più volte messo in rotta di collisione con Bruxelles. Tra i vari capitoli di sfida la sua battaglia contro George Soros e la legge con cui dal 2017 l'Ungheria impone alle Ong beneficiarie di finanziamenti stranieri, poi bocciata dalla Corte di giustizia Ue. E poi la scelta del Parlamento ungherese di conferigli pieni poteri, governando sulla base di decreti, che ha scatenato un vero e proprio vespaio di polemiche politiche al Parlamento europeo - creando non pochi imbarazzi nel gruppo del Ppe dove siede - fino al divieto della registrazione del cambiamento di sesso nel registro dello stato civile e il riconoscimento giuridico dell'identità di genere delle persone transgender. Tra gli altri guanti di sfida lanciati alla Ue anche le sue posizioni in tema di migranti con il rifiuto ai ricollocamenti, in linea con gli altri paesi del ben noto blocco di Visegrad.

Lo scontro con la Commissione europea non è dunque nuovo. Nel 2017 un ministro ungherese prese di mira Frans Timmermans, quando il politico olandese deteneva il portafoglio dello Stato di diritto. Due anni dopo nel mirino ci finì l'allora presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Sdegnate le reazioni di alcuni eurodeputati alle dichiarazioni sulla Jourova, a partire dai leader dei Socialisti e democratici e dei liberali.

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