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16.04.2020 - 06:000

Mascherine, disinfettanti e meno contatti. Ecco come si prospetta il futuro

La vita non tornerà come prima almeno per un po', né dal punto di vista sociale né da quello psicologico

LUGANO - Come sarà la vita una volta che verranno allentate le misure per contenere l'epidemia? Di certo la vita non sarà più come quella di prima, questo ce lo dicono gli esperti già da qualche settimana, almeno fino a quando non verrà trovata una cura o un vaccino. Ma cosa cambierà? 

Mascherine e disinfettanti - Quello che sembra certo è l'utilizzo delle mascherine, per ora una delle poche armi a disposizione per proteggersi. La conferma arriva direttamente dall'OMS: «Qualche tipo di protezione facciale diventerà la norma» aveva dichiarato domenica il portavoce David Nabarro. E anche Alain Berset si era pronunciato: «Non escludo che in caso di allentamento delle misure si possa consigliare in determinate situazioni l'uso delle mascherine». E in alcuni paesi, come in alcune zone della Cina e dell'Italia, l'uso delle mascherine è ormai diventato d'obbligo. Il problema al momento sembra essere la disponibilità, non proprio capillare.

Così i disinfettanti, insieme alle mascherine, diventeranno i nostri migliori amici. È piuttosto logico pensare che, dove possibile, verranno installati apparecchi elettronici che ci "faciliteranno" la vita, come i dispenser di sapone o disinfettante automatici (così non verrà toccato da tutti, come accade oggi in qualche negozio di alimentari), o ancora le porte che si aprono da sole al passaggio delle persone, per evitare il contatto con la maniglia.

Meno contatti - Una conseguenza piuttosto ovvia sarà la diminuzione di contatti evitabili, in tutti gli ambiti. Durante gli incontri ci si dovrà probabilmente salutare senza abbracci o strette di mano, e le riunioni di lavoro potranno essere effettuate anche a distanza, grazie alla tecnologia, così come il telelavoro. Sono tante le aziende che in questo periodo si sono adattate, scoprendo anche che non sempre sono necessarie le riunioni fisicamente faccia a faccia, o il lavoro in ufficio.

Al momento sembra inevitabile che i luoghi più affollati, come gli stadi o i concerti, saranno gli ultimi a subire un allentamento delle misure. E i contatti, ancora una volta, potranno risultare limitati per le categorie di persone più a rischio, come gli anziani. In Ticino i supermercati si sono già attrezzati per rispettare le norme anti contagio emanate da Berna, dosando il numero di clienti all'entrata, e permettendo agli anziani di fare la spesa entro una fascia di tempo precisa. Verosimilmente queste misure non saranno allentate tanto presto, e anzi, potrebbero essere applicate anche ad altri ambiti e negozi.   

Lavarsi le mani - Se bisogna trovare un lato positivo in questa situazione, può essere il fatto che abbiamo imparato a lavarci le mani. Può sembrare assurdo, ma se tutti ci fossimo sempre lavati le mani nel modo corretto, non ci sarebbe stato bisogno di una campagna martellante sull'importanza di lavarsi le mani col sapone. Questa è sicuramente un'abitudine che ci porteremo nel futuro. Anche una pulizia più attenta e meticolosa può aiutare ad evitare il contagio, persino in bagno. È infatti stato dimostrato che il coronavirus può diffondersi anche attraverso le feci. Recenti studi scientifici raccomandano di chiudere sempre la tavoletta del gabinetto quando si tira lo sciacquone, in modo da evitare che le piccole goccioline possano rimanere sulle superfici del bagno. Una copertura che non è sempre disponibile nei bagni pubblici, che però potrebbero presto fare la comparsa. 

Responsabilità individuale e malattia - Un altro fatto, che soprattutto i politici continuano a ripetere, riguarda la responsabilità individuale, che resta basilare per la lotta al coronavirus. Chi è affetto da Covid-19 deve assolutamente rispettare la quarantena, mentre a chi è malato viene consigliato di non andare al lavoro. Ai datori di lavoro in Svizzera è stato proprio chiesto di «essere tolleranti nella richiesta del certificato medico, e di chiederlo non prima del quinto giorno». 

Compassione e rispetto - Anche se un giorno si potrà tornare ad una vita quasi normale, non bisogna dimenticare la ferita che questa epidemia ha lasciato nelle persone, chi più e chi meno. Alcune zone particolarmente colpite del pianeta hanno subito una perdita considerevole di abitanti, come ad esempio nel Nord Italia, in Spagna o a New York. Le città non saranno più le stesse, ma soprattutto le persone, coloro che hanno perso amici e parenti in questa dura lotta contro l'epidemia. Pian piano si tornerà al lavoro, la vita tornerà forse come prima, ma le persone saranno cambiate. 
Il coronavirus ha messo a dura prova tutti, chi per la perdita di amici e famigliari, chi dal punto di vista psicologico e sociale. È per questo che alcune aziende e comuni in tutto il mondo hanno deciso di offrire un aiuto concreto con servizi appositi. 

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