Instagram
Il caso di Ekaterina Kraglanova, uccisa dall'ex a luglio. Il suo corpo era stato rinvenuto in una valigia. Il suo profilo Instagram è ancora attivo.
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04.11.2019 - 06:010

Così si muore al tempo di Instagram

Se il profilo social diventa un altarino da venerare. Come si vive il trapasso altrui in un'era social che invece punta all'immortalità?

LUGANO -  Scatti di vita esagerata fra spiagge e yacht, corpi scolpiti a bordo piscina e brindisi al tramonto. Ma lei, in realtà è morta da qualche mese e lo si capisce perché guardando fra i commenti si sprecano i “R.i.p” e le faccine in lacrime. 

I casi di socialite e vip scomparsi tragicamente nel mondo reale e compianti in quello virtuale, sono realtà diffuse come conferma la cronaca recente. 

Casi eccezionali, sì, ma che ci portano a riflettere su come si gestiamo (e gestiremo) la mortalità e del lutto in un'era social che, più che mai, sembra puntare all'eterno?

Ne abbiamo parlato con Eleonora Benecchi, docente e collaboratrice scientifica della Facoltà di scienze della comunicazione dell'Università della svizzera italiana.

Il cordoglio al tempo di Instagram si esprime quindi con cascate di faccine che piangono?

La società, a fronte di una morte, ha sempre messo in pratica dei veri e propri rituali funebri. Non ci stupiamo se molte persone si presentano fisicamente al funerale di una celebrità o di un personaggio pubblico. Il problema è che mentre nell’universo fisico possiamo contenere l’onda di cordoglio è più difficile farlo online.

È vero che in alcuni casi la popolarità di un profilo esplode... postumamente?

Secondo dati di Facebook le persone visitano in massa i profili commemorativi anche per controllare se la persona è davvero morta, ad esempio cercando conferma nei messaggi lasciati dai parenti o dagli amici più stretti.

Cosa dovrebbero fare o migliorare i social in questo senso, e cosa dovremmo noi?

C'è un dibattito aperto, anche tra noi ricercatori, su cosa dovrebbero fare i social per consentire una gestione corretta ed etica dei profili degli utenti deceduti.

È vero che si pensa poco ai social quando una persona viene a mancare, ma si dovrebbe cominciare a pensare che i contenuti che pubblichiamo online fanno parte della nostra eredità e per questo dovremmo occuparcene e preoccuparcene.

Quale potrebbe essere un “buon” modello?

Alcune piattaforme ci danno la possibilità di prendere decisioni sul destino post mortem dei nostri profili, ad esempio imponendo la loro cancellazione

Questo però non basta. Perché ci si affida totalmente al titolare dell’account che deve anticipare i bisogni dei propri cari dopo la sua morte, il che può essere difficile per diversi motivi.

E quindi?

Ecco perché da sempre più parti si richiede l'applicazione del principio di “eredità”, ovvero il trasferimento a un erede. In Germania nel 2018 ad esempio la madre di una 15enne morta in circostanze poco chiare ha chiesto e ottenuto di poter accedere al profilo della figlia.

Qui però si pone ovviamente la questione che tutti noi abbiamo una vita pubblica, una privata e una digitale che non sempre comunicano tra loro. Nel momento in cui quest'ultima viene ereditata dai nostri cari e tutte vengono a mescolarsi, il processo non è sempre indolore.

Commenti
 
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Bayron 1 anno fa su tio
E allora???? Dov’è il problema? Funziona così anche FB..
klich69 1 anno fa su tio
Gente veramente malata, questi social fanno più male che bene perché abusano.
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Ultimo aggiornamento: 2021-04-11 20:35:31 | 91.208.130.87