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SIRIA
16.10.2019 - 10:430
Aggiornamento : 11:21

Intensi raid turchi su Ras al Ayn

Domani atteso un incontro tra Pence ed Erdogan, che volerà poi a Mosca. Tre turchi su quattro sostengono l'offensiva

RAS AL AYN - Bombardamenti dell'aviazione e dell'artiglieria turca sono proseguiti a lungo la scorsa notte su Ras al Ayn, uno dei centri strategici al confine tra Turchia e Siria su cui Ankara ha lanciato la sua offensiva.

I raid hanno preso di mira le milizie curde che resistono nella città, alle cui porte si trovano soldati di Ankara e miliziani arabi cooptati dalla Turchia del cosiddetto Esercito siriano libero (ESL). Lo rende noto l'Osservatorio siriano per i diritti umani, a conferma di quanto riferiscono fonti turche.

Domani incontro Erdogan-Pence - Si svolgerà domani l'incontro tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il vicepresidente americano Mike Pence, inviato da Donald Trump per discutere dell'offensiva di Ankara. Lo indicano fonti diplomatiche turche, secondo cui la delegazione statunitense, di cui fa parte anche il segretario di Stato Mike Pompeo, arriverà ad Ankara oggi.

Della delegazione di Washington faranno parte anche il consigliere per la Sicurezza nazionale Robert O'Brien e l'inviato di Trump per la Siria e la Coalizione anti-Isis, il James Jeffrey. Ieri sera, Erdogan ha assicurato ai media locali che non intende dichiarare alcun cessate il fuoco, come richiestogli invece da Trump.

Erdogan a Mosca entro pochi giorni - Il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan, intanto, si sono sentiti per telefono «su iniziativa della parte turca». Lo fa sapere il Cremlino.

La conversazione si è concentrata sulla situazione in Siria e Putin ha invitato Erdogan a Mosca. Il presidente turco ha accettato e si recherà nella capitale russa «entro pochi giorni». Lo riportano le agenzie russe.

I due leader hanno discusso della situazione nel nord della Siria sottolineando «la necessità di prevenire i conflitti tra le unità dell'esercito turco e le truppe del governo siriano», ha detto il Cremlino.

Secondo il servizio stampa della presidenza il leader russo ha attirato l'attenzione sull'aggravarsi della situazione umanitaria nelle regioni lungo il confine tra Siria e Turchia.

«Il capo dello stato ritiene inammissibile consentire a miliziani di organizzazioni terroristiche, tra cui lo Stato islamico, che sono sorvegliati dalle unità armate curde, di sfruttare questa situazione», ha osservato il Cremlino.

637 «terroristi curdi neutralizzati» - Sono 637 i «terroristi neutralizzati» (cioè uccisi, feriti o catturati) dall'inizio dell'operazione militare della Turchia nel nord-est della Siria. Lo sostiene il ministero della Difesa di Ankara, aggiornando la cifra precedente di 611, diffusa ieri sera.

Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha precisato nelle scorse ore che almeno 556 di questi combattenti sono stati uccisi. Le notizie non sono verificabili in modo indipendente sul terreno.

Le forze di Damasco non sono a Manbij - La cittadina siriana strategica di Manbij, nel nord del paese, non è sotto il controllo delle forze governative siriane, come affermato in precedenza da diverse fonti di stampa. Lo riferiscono all'ANSA testimoni oculari presenti in queste ore a Manbij.

Le stesse fonti hanno inviato un video in cui mostrano un manipolo di truppe governative, presenti nelle campagne circostanti la città, mentre vengono allontanate dalla popolazione locale.

«In città ieri sera è soltanto entrata per poco tempo una pattuglia della polizia militare russa, che è uscita poco dopo. Non ci sono truppe di Assad», affermano le fonti in riferimento all'esercito del presidente siriano Bashar al Assad.

Sondaggio: 3 turchi su 4 sostengono l'offensiva - Tre turchi su quattro sostengono con forza l'offensiva dell'esercito di Ankara nel nord della Siria. Lo indica un sondaggio effettuato dall'istituto di ricerca locale Areda.

Il 75,6% degli intervistati ha espresso un'opinione favorevole sull'incursione oltre confine contro i curdi, mentre il 77,2% si è detto convinto che l'esercito riuscirà a raggiungere i propri obiettivi sul campo. Il 73,3% ha inoltre concordato sulla definizione dell'operazione come «lotta al terrorismo» e non come una «guerra».

Oltre la metà (56,1%) degli intervistati ritiene che l'offensiva vada portata avanti «a ogni costo», anche in caso di scontro con gli Stati Uniti. L'ampio sostegno della popolazione alle operazioni militari di Ankara è una costante nel contesto di un Paese a forte impronta nazionalista e militarista.
 
 


 
 


 
 


 
 


 
 

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