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AFGHANISTAN
11.09.2019 - 20:380

Rispunta il leader di Al-Qaida: «Colpiremo gli Stati Uniti»

Nel giorno in cui l'America si è fermata per ricordare le vittime dell'11 settembre si è rifatto vivo l'egiziano Ayman al Zawahiri che in un video esorta i musulmani di tutto il mondo ad attaccare

KABUL - L'America si è fermata per ricordare le vittime e gli eroi dei quattro attacchi aerei dell'11 settembre firmati da Al-Qaida, ma il 18° anniversario del giorno che cambiò il mondo è segnato da sinistre minacce.

Da un lato l'egiziano Ayman al Zawahiri, leader di Al-Qaida dopo l'uccisione di Osama Bin Laden, che in un video citato dal Site (sito di monitoraggio del jihadismo) esorta i musulmani di tutto il mondo ad attaccare obiettivi americani, europei, israeliani e russi.

Dall'altra un razzo esploso - senza causare vittime o feriti - nel compound in cui si trova l'ambasciata degli Stati Uniti a Kabul: è il primo attacco nella capitale afgana da quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dopo un attentato rivendicato dai talebani, ha bruscamente cancellato i colloqui di pace con i loro leader per porre fine alla più lunga guerra americana, scatenata proprio in risposta agli attentati dell'11 settembre perchè all'epoca gli insorti controllavano il Paese e davano riparo ad Al-Qaida.

Una decisione che oggi il presidente ha difeso, ammonendo inoltre che gli Usa intensificheranno la lotta ai talebani e useranno una forza inaudita contro chiunque colpisca l'America. «I talebani pensavano di usare l'attentato in cui è morto un grande soldato americano insieme ad altre 11 persone innocenti per mostrare la loro forza, ma quello che hanno fatto vedere è una costante debolezza», ha detto intervenendo ad una cerimonia al Pentagono, dopo il minuto di silenzio osservato alla Casa Bianca con una first lady vestita luttuosamente di nero.

«Negli ultimi quattro giorni - ha proseguito - abbiamo colpito il nemico più duramente che mai e continueremo a farlo. E se per qualsiasi ragione i nostri nemici torneranno nel nostro Paese, andremo ovunque siano e useremo la forza, del tipo che gli Stati Uniti non hanno mai usato prima. E non sto nemmeno parlando della forza nucleare».

I conflitti sulla gestione del dossier afghano sono stati tra l'altro il motivo per cui il tycoon ha silurato il suo consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, che era contrario ai colloqui di pace e ad invitare i talebani a Camp David, dove i leader americani si incontrarono dopo l'attacco alle Torri gemelle per rispondere ad Al-Qaida.

Ora sulla scrivania del commander in chief c'è un lungo elenco di possibili successori ma nella short list ci sarebbero solo tre nomi: Charles Kupperman, il vice di Bolton, Stephen Biegun, il rappresentate speciale del presidente per la Corea del Nord, e Brian Hook, il rappresentante speciale per l'Iran.

Durante la cerimonia al Pentagono Trump ha sottolineato che le vittime e gli eroi dell'11 settembre «non saranno mai dimenticati» e ha ripetuto che dopo aver visto crollare le torri del Word trade center andò sul posto per aiutare, ma non c'è alcuna testimonianza che lo provi.

È proprio nella Grande Mela, dove ci fu il maggior numero di vittime degli attentati (altri due aerei si schiantarono sul Pentagono e in Pennsylvania, dove si è recato il vicepresidente Mike Pence) che si è svolta la cerimonia più toccante. Come ormai ogni anno, a Ground zero sono suonate le campane e poi sono stati letti uno ad uno i nomi dei quasi 3000 morti, dopo un minuto di silenzio che il governatore Andrew Cuomo ha reso obbligatorio nelle scuole pubbliche con una legge firmata ieri. Tra i presenti lo stesso Cuomo, il primo cittadino di New York Bill de Blasio e alcuni suoi predecessori. Enorme la folla.

I famigliari delle vittime, molti in lacrime, hanno portato fiori e foto dei loro cari. Alcuni indossavano una t-shirt con i nomi del parente che ha perso la vita.

Per la prima volta è stato reso omaggio anche all'onda lunga delle vittime, ossia a coloro che si sono ammalati o sono morti in seguito per aver respirato la nuvola tossica delle macerie: vigili del fuoco, poliziotti, soccorritori e comuni cittadini. Si tratta del 9/11 Memorial Glade, sei grandi monoliti con un'unica scritta: «A coloro le cui azioni nei tempi di bisogno portarono a malattie, ferite e morti».

Nel frattempo continua l'attività per dare un nome a tutte le vittime, dato che finora solo il 60% è stato identificato: l'ultima, esattamente 18 anni dopo, è un vigile del fuoco, Michael Haub.

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