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SVIZZERA/SIRIA
19.08.2019 - 06:000
Aggiornamento : 09:13

Dalla Svizzera in Siria per fare del bene: «Qui la situazione è devastante»

Oggi è la Giornata mondiale dell’aiuto umanitario. Abbiamo analizzato la crisi siriana con Alina Mülhauser, la vice-responsabile del programma del Csa a Damasco

DAMASCO - La crisi che da otto anni affligge la Siria pare non accenni a diminuire. Oggi come oggi quasi 12 milioni di persone dipendono dall’aiuto umanitario. In favore della popolazione siriana dal 2011 la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (Dsc) del Dipartimento degli Affari esteri (Dfae) ha destinato 458 milioni di franchi, focalizzandosi prevalentemente a fornire servizi di prima necessità e inviando nel Paese esperti tecnici del Corpo svizzero di aiuto umanitario (Csa). Abbiamo parlato con la vice-responsabile del programma Csa a Damasco, la 33enne bernese Alina Mülhauser.

Alina, quali le sue esperienze che hanno preceduto l’impegno in Siria?

«Prima di lavorare per la Dsc in territorio siriano, sono stata delegata del Comitato internazionale della Croce Rossa a Gaza e in Iraq, così come osservatrice civile per il Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae) in Cisgiordania».

Qual è la situazione da cui è stata più colpita?

«Prima del conflitto ho trascorso molto tempo in Siria come studente: ho avuto l'opportunità di viaggiare in questo bellissimo Paese e conoscere l'ospitalità del popolo siriano. E ora vederli soffrire non è facile. Le storie più toccanti sono quelle dei bambini che crescono senza conoscere nient’altro che la guerra».

Ritiene che vi siano contesti in cui è più facile o più difficile lavorare come donna piuttosto che come uomo?

«Non direi. Tuttavia, vi sono certamente situazioni in cui essere una donna o un uomo fa la differenza. Per esempio, può essere più facile per me parlare con le donne, poiché possono sentirsi più a loro agio o perché le norme sociali potrebbero impedire loro di interagire con gli uomini. Come donna, mi viene spesso chiesto se sia difficile o meno lavorare in Medio Oriente: raramente ho vissuto questo come un problema, malgrado fossi l’unica donna in numerose situazioni. La reazione più comune delle comunità locali è la curiosità».

Quale formazione ha dovuto intraprendere per diventare membro del Csa?

«Ho un master in antropologia sociale e studi mediorientali ottenuto presso l’Università di Berna, a cui è seguito lo studio dell'arabo in Yemen e in Siria. Dopodiché ho lavorato diversi anni in Medio Oriente».

Quanto tempo trascorre in media ogni anno in missione?

«Da quando ho iniziato a lavorare nel 2011, sono stata principalmente all'estero, il che significa che ho trascorso la maggior parte del mio tempo al di fuori del territorio elvetico».

Come influisce tale attività sulla sua vita familiare e sui rapporti con gli amici?

«È chiaro che non posso vedere la mia famiglia e i miei amici così spesso come se vivessi in Svizzera. Fortunatamente, le moderne tecnologie rendono più facili le comunicazioni. Cerco comunque di tornare a casa il più spesso possibile, soprattutto perché ho due bellissime nipoti e voglio vederle crescere. Allo stesso tempo, grazie al mio lavoro incontro molte persone molto interessanti provenienti da tutto il mondo. Questa è un'esperienza estremamente arricchente».

Ora qual è la situazione umanitaria in Siria? Quali sono le sfide più importanti? In quali settori opera il Corpo svizzero di aiuto umanitario?

«Dopo nove anni di conflitto la situazione umanitaria in Siria è devastante. Secondo le Nazioni Unite, quasi 12 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria, e circa la metà sono sfollati. La distruzione nel Paese è massiccia e i servizi di base come l'accesso all'acqua potabile o alla sanità spesso non sono a disposizione della popolazione. Inoltre, 5,7 milioni di siriani vivono come rifugiati in tutto il mondo, molti dei quali in condizioni assai difficili. La Dsc fornisce aiuti d'emergenza ai siriani in Siria e nei Paesi limitrofi in diversi settori, ovvero nell’accesso all’acqua potabile, nella sanità, così come nella protezione e nella sicurezza alimentare».

 

Corpo svizzero di aiuto umanitario: in missione quasi la metà sono donne

BERNA. Il Corpo svizzero di aiuto umanitario è composto da circa 700 specialisti: in missione attualmente sono 188, di cui 88 donne (il 47%), quasi la metà.  «Siamo sensibili alla parità tra i sessi», spiega Özgür Ünal, portavoce della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (Dsc) presso il Dipartimento degli Affari esteri a Berna (Dfae). «Troviamo le esperte del Csa in tutti i gruppi specializzati e alcune di loro lavorano in contesti molto difficili, come la Siria o il Sud Sudan». «Se prendiamo ad esempio il gruppo specializzato in protezione, le donne sono in maggioranza - precisa Ünal - Tuttavia, esse sono sottorappresentate nelle squadre di risposta rapida che vengono dispiegate in caso di emergenza dopo le catastrofi: questo è dovuto a problemi di disponibilità, per cui stiamo lavorando al fine di avere squadre il più possibile eterogenee. Ma questo non impedisce alle donne di prendere il comando anche in tali squadre, come è avvenuto in Mozambico dopo il ciclone Idai nel marzo scorso».

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