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STATI UNITI
07.08.2019 - 20:140
Aggiornamento : 23:30

La rabbia di El Paso e Dayton contro Trump: «Qui non sei il benvenuto»

La visita del presidente nelle due città dove lo scorso weekend sono avvenute le due stragi che hanno provocato 31 morti è stata accolta da molte proteste

EL PASO - Per Donald Trump è stata una delle giornate più lunghe da quando è il presidente degli Stati Uniti. La visita a Dayton e ad El Paso, teatri delle stragi che nel weekend hanno provocato 31 morti, è stata accolta come previsto da molte proteste. Quelle di chi pensa che il tycoon sia in parte responsabile con la sua retorica incendiaria di quanto accaduto. E con i democratici che, oramai in piena campagna elettorale per le presidenziali del 2020, lo accusano di aver alimentato dopo due anni alla guida del Paese razzismo e suprematismo bianco. Un concetto ribadito con fermezza dall'ex vicepresidente Joe Biden.

La contestazione è stata dura soprattutto nella città texana al confine col Messico, dove il giovane killer Patrick Crusius, 21 anni, ha preso di mira la comunità ispanica dopo aver parlando sui social di «invasione del Texas». Le stesse parole più volte usate dal tycoon che proprio di El Paso aveva fatto il centro della sua battaglia per costruite il muro, sfidando la volontà della popolazione locale.

Così il dolore ha lasciato presto il posto alla rabbia. All'arrivo del presidente e della first lady a Dayton (la Casa Bianca non aveva rilasciato i dettagli della visita proprio per ragioni di sicurezza) in centinaia si sono riversati in strada per manifestare la propria frustrazione per una presidenza considerata troppo accondiscendente verso l'ascesa di gruppi di estrema destra e troppo timida nell'affrontare la piaga delle armi da fuoco. Così mentre Trump entrava nell'ospedale dove sono stati ricoverati i feriti scampati alla furia del 24enne Connor Betts, dalla folla si sono levate le urla di molti: «Basta odio», «Fai qualcosa», «Devi andartene». Momenti di tensione anche per la presenza di alcuni sostenitori del tycoon.

Ancora più gente per le strade di El Paso, dove il messaggio dei manifestanti, in grandissima parte latinos, è stato più' che esplicito: «Non sei il benvenuto». In molti considerano la visita del tycoon come «un'intrusione non necessaria» in una comunità che si sta sforzando di elaborare il lutto e sta cercando di reagire. Il sentimento è quello dell'ira per quanto accaduto ma anche di paura: «Ci sentiamo oramai come delle prede con qualcuno alle spalle che ci dà la caccia», spiegava davanti alle telecamere delle tv uno dei tanti immigrati ispanici, soprattutto messicani, che popolano la variegata comunità della città texana.

Durissimo lo scambio con Beto O'Rourke, candidato democratico alla Casa Bianca che ad El Paso è di casa: «Stia zitto!», aveva twittato il tycoon, reagendo alle accuse di aver contribuito con la sua retorica anti immigrati a creare il clima della strage. Secca la replica di O'Rourke: «Nella mia città sono morte 22 persone per un atto di terrore ispirato dal suo razzismo. El Paso non starà mai zitta e nemmeno io!».

Ma Trump tira dritto per la sua strada. E nonostante le autorità locali lo abbiano invitato a non alzare i toni prima di partire per i luoghi delle stragi ha ribadito con forza il suo mantra: «L'immigrazione illegale è una cosa terribile per questo Paese e la fermeremo, anche col muro». E alla domanda se temesse l'ascesa del suprematismo bianco, il presidente ha risposto che a preoccuparlo «è l'ascesa di qualunque gruppo che inciti all'odio».

Intanto l'Fbi indaga proprio sulle ideologie che hanno ispirato i due killer del fine settimana, trattando i due casi come «terrorismo interno». Si scava soprattutto nella vita del killer di Dayton, rimasto a sua volta ucciso, che ora si scopre era ossessionato dalle sparatorie di massa. Un'ora prima della strage, come mostra un nuovo video, era nello stesso bar con degli amici e la sorella Megan che è stata una delle nove vittime.

Biden: «Trump schierato con le forze oscure» - «Donald Trump non ha nessuna leadership morale e si schiera con le forze più oscure del Paese»: è il durissimo attacco dell'ex vicepresidente Joe Biden, candidato alla Casa Bianca, durante un evento elettorale in Iowa. «Trump non ha la leadership morale di presidenti come Roosevelt, Kennedy, Bush, Obama. Somiglia più a George Wallace che a George Washington», ha aggiunto Biden, riferendosi all'ex governatore dell'Alabama noto leader segregazionista e populista.

«Che noia Sleepy Joe» - «Che noia!»: così il presidente americano Donald Trump, mentre è in viaggio verso El Paso, commenta l'affondo di Joe Biden durante un evento elettorale in Iowa. «Sto guardando Sleepy Joe mentre tiene un discorso. Così noioso!», scrive il tycoon su Twitter, ironizzando su un crollo di ascolti e di click. «Il nostro Paese andrebbe male con lui», aggiunge Trump, sottolineando come con Biden si andrebbe incontro a un «big crash», un vero e proprio tracollo. «Ma almeno la Cina - scherza ancora Trump - sarebbe felice!».
 
 


 
 

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Commenti
 
sedelin 1 sett fa su tio
"stand up for your right"
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