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05.08.2019 - 17:070
Aggiornamento : 21:52

«Così ho ripreso il figlio di Salvini sulla moto d'acqua della Polizia»

Intervista al giornalista di Repubblica, Valerio Lo Muzio, che ha ripreso il figlio del vicepremier italiano su una moto d'acqua della Polizia. Questa mattina è stato sentito in Questura

ROMA - Ormai da giorni è sulle pagine di tutti i giornali italiani e anche stranieri. È stata una mattinata in Questura per Valerio Lo Muzio, il giornalista di Repubblica che ha ripreso il figlio 16enne di Matteo Salvini su una moto d'acqua della Polizia. Il reporter è stato sentito dagli uomini della Digos di Ravenna, il Questore ha aperto un'indagine interna sul caso, un'agente ha fatto salire il ragazzo sulla moto d'acqua per un giro nelle acque di Milano Marittima, quello che Salvini ha definito «un errore di papà». Il Capo della Polizia Franco Gabrielli è stato chiaro: «C’è solo una cosa che mi interessa e che sto approfondendo: se c’è stata una limitazione al diritto di informazione e cronaca».

«Mi hanno ascoltato come persona informata dei fatti - spiega il giornalista di Repubblica all'uscita dalla questura ravennate - ho consegnato alla Digos, senza pixel naturalmente, in modo  tale che le due persone che mi hanno ostacolato possano essere riconoscibili in volto. Non ho ancora sporto denuncia ma non escludo di farlo nei prossimi giorni: il video parla chiaro, mi hanno impedito di fare il mio lavoro. Valuterò se fare denuncia nei tempi previsti dalla legge».

Poi Lo Muzio ripercorre tutta la vicenda, a partire da quel martedì 31 luglio: «Alle 10 sono arrivato a Milano Marittima, al Papeete Beach, sulle tracce del ministro dell'Interno. Sia dallo stabilimento che dall'hotel in cui sapevo che alloggiava Salvini, mi hanno detto che il ministro era andato via, ma non mi sono fidato e sono rimasto sul posto, ho fatto bene perché verso l'ora di pranzo Salvini è arrivato. Ho provato ad intervistarlo ma non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Stavo parlando con la redazione quando ho notato che Salvini si avvicinava a due moto d'acqua della Polizia».

Gli uomini della scorta del ministro si mettono davanti a Lo Muzio per coprirgli la visuale e cercano di distrarlo con domande futili. «Mi sono insospettito - spiega Lo Muzio - quando ho intravisto un agente di polizia che faceva salire il figlio del ministro sulla moto d'acqua. Ho iniziato a riprendere perché per me quella era una notizia». Da quel momento partono le minacce, al reporter viene intimato con un chiaro accento romano di spegnere la telecamera. A quel punto i due uomini della sicurezza, a torso nudo, si presentano come poliziotti e chiedono a Lo Muzio di esibire i documenti. «Dopo aver visto la mia carta d'identità uno di loro ha detto "ora sappiamo dove abiti"». Una frase che appare una minaccia a Lo Muzio, che chiede ai due di identificarsi, visto che in infradito e costume da bagno non sembravano affatto poliziotti. «Vieni in albergo e ti mostro il documento». Un'altra minaccia tutt'altro che velata. Nonostante tutto il giornalista riesce a riprendere la scena e a portare a casa il girato, per quello che da lì a poco diventerà un caso scottante su tutti i giornali nazionali.

Il videomaker di Repubblica racconta anche la seconda puntata di quello che è diventato una sorta di duello con il ministro dell'Interno. Il faccia a faccia giovedì 1. agosto nel corso di una conferenza stampa, sempre a Milano Marittima, durante la festa della Lega romagnola. Lo Muzio incalza più volte Salvini: «Chi erano quegli uomini che senza mostrarmi le loro generalità hanno cercato di fermarmi? Sono uomini della sua scorta o poliziotti? È già capitato in passato un episodio simile, con un suo parente o amico salito a bordo di mezzi della polizia?». Alle domande del giornalista Salvini alza la voce, e butta la palla in corner: «Vada a riprendere i bambini visto che le piace tanto». «Mi sta dando del pedofilo?», la risposta piccata di Lo Muzio, che non ha ricevuto dal ministro nessuna risposta.

Un caso che sta continuando a tenere banco su tutti i media italiani, con il 28enne reporter che ha rifiutato di andare in televisione, e aspetta di poter tornare a fare il suo lavoro, con tranquillità, quando i riflettori sulla vicenda si saranno spenti.

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