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21.06.2019 - 20:550

Sea Watch: «Non fu sequestro di persona ma richiesta di ordine e regole»

Il tribunale dei ministri di Catania ha archiviato la posizione del premier italiano Giuseppe Conte, dei vice Matteo Salvini e Luigi di Maio e del ministro Danilo Toninelli

ROMA - La Sea Watch 3 «è entrata in Italia in maniera unilaterale e senza le necessarie autorizzazioni della Guardia Costiera». Con questa motivazione il tribunale dei ministri di Catania ha archiviato la posizione del premier italiano Giuseppe Conte, dei vice Matteo Salvini e Luigi di Maio e del ministro Danilo Toninelli, accusati di sequestro di persona per non aver fatto sbarcare la nave della ong tedesca tra il 24 ed il 30 gennaio scorsi.

Una decisione che fa esultare Salvini, mentre la nave umanitaria, sei mesi dopo, si trova nella stessa condizione: da 9 giorni in mare con 43 migranti salvati senza il permesso di entrare nel porto di Lampedusa. Intanto, però, in 100 hanno trovato il modo di arrivare sull'isola: 81 su un gommone lasciato al largo da un peschereccio che è stato poi sequestrato dalla Guardia di Finanza.

È stato lo stesso Salvini a comunicare la decisione del Tribunale dei ministri. «Non fu sequestro ma semplicemente richiesta di ordine e regole? Bene! Processi e indagini - dice - non mi fanno paura, ma sono felice che anche la magistratura confermi che si possono chiudere i porti alle navi pirata. Continuerò a difendere i confini».

L'archiviazione ha riguardato anche Conte, Di Maio e Toninelli, che avevano condiviso la linea del titolare del Viminale. Lo stesso Tribunale, nell'identica composizione, aveva invece chiesto al Senato l'autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini (poi negata) per la vicenda Diciotti. Valutazioni diverse, dunque; i giudici sottolineano però che, a differenza della Sea Watch, la Diciotti era una nave militare italiana e l'imbarcazione della ong non ha rispettato il divieto di sbarco. I magistrati - prima di decidere sulla nave tedesca - hanno svolto indagini suppletive sentendo testimoni e soggetti coinvolti.

A bordo della Sea Watch 3, nel frattempo, la situazione si fa critica. Il medico segnala che i naufraghi «hanno bisogno di cure mediche. Non sto parlando da medico ma da essere umano, serve un porto sicuro ora. Abbiamo pazienti con dolori per le torture subite ed altri che necessitano di un supporto psicologico».

L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) dice che «l'Italia ha la responsabilità di far sbarcare queste persone». Ma Salvini non cambia idea: «con tutto il rispetto per l'Onu e i professoroni - osserva - le politiche su chi entra e esce in Italia le decide il ministro dell'Interno. Possono richiamarmi fino a Natale, per me non cambia nulla».

E per rafforzare il concetto il ministro ha scritto al premier Conte ed al ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi chiedendo «una nuova energica iniziativa di sensibilizzazione» nei confronti dell'Olanda, Stato di bandiera, affinché si faccia carico della nave. «Sono già prontamente intervenuto, attendiamo risposta», ha fatto sapere Conte.

Nessuna trattativa internazionale, invece, per gli 81 che sono sbarcati oggi a Lampedusa dopo essere stati lasciati su un barchino a 60 miglia dalla costa da una "nave madre" libica che si è poi diretta verso la costa africana ma è stata intercettata e sequestrata dalla Guardia di finanza. L'accusa per i 7 membri dell'equipaggio (sei egiziani ed un tunisino) è di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

L'operazione, secondo il Viminale, «è un precedente molto significativo e che getta nuove luci sul traffico di essere umani e sulle modalità di arrivo in Italia». Un modus operandi che potrebbe essere stato impiegato in alcuni dei numerosi casi di "sbarchi fantasma" che si stanno susseguendo in queste settimane. E migranti continuano ad arrivare anche via terra, al confine del Nordest. Oltre 100, perlopiù pakistani, sono stati rintracciati a Trieste e dintorni dalle forze dell'ordine.

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