Keystone
BOTSWANA
22.02.2019 - 17:460

Elefanti, si pensa alla caccia selettiva: «Sono troppi»

Quattro anni fa è stato introdotto il bando sulla caccia. È polemica

GABORONE - Il Botswana sta pensando di togliere il bando sulla caccia agli elefanti, che durava da quattro anni, introducendo la caccia selettiva e perfino l'uso alimentare della loro carne per farne cibo in scatola per animali.

La raccomandazione, uscita da riunioni fra ministri, da una serie di sessioni di ascolto di esperti, organizzazioni e comunità locali e su imput del presidente Mokgweetsi Masisi, si basa sui dati sulla popolazione di elefanti del Botswana, stimata in circa 130'000 individui, considerata dagli esperti eccessiva per l'ecosistema e pericolosa per la convivenza con l'uomo.

Raccomandazioni che però cozzano con l'opinione di altri esperti, secondo i quali i quattro anni di moratoria sulla caccia, decisa nel 2014 dall'allora presidente, Ian Khama, e la conseguente crescita della popolazione di pachidermi selvatici, ha accompagnato la crescita del turismo nel Paese dell'Africa meridionale. Una ripresa della caccia selettiva, secondo questi esperti, danneggerebbe la reputazione del Botswana come Paese che si preoccupa per l'ambiente, e potrebbe comportare un danno al settore turistico, che è la seconda voce del reddito del Botswana dopo l'estrazione dei diamanti.

Il presidente Masisi ha comunque promesso che la proposta sarà di nuovo sottoposta alla società civile e agli operatori prima di proporla in parlamento.

All'origine del problema c'è l'acuirsi del conflitto fra elefanti e la popolazione umana. Fra i fattori che causano questi attriti, secondo il direttore del dipartimento per l'ambiente selvatico e i parchi, Otisitwe Tiroyamodino, c'è anche il cambiamento climatico.

«Abbiamo visto che quando la pioggia comincia a diminuire, le piante cominciano ad appassire e gli elefanti devono migrare fuori dal loro habitat abituale per scarsità di acqua e di cibo», oltre che per lo sviluppo delle comunità umane locali e la costruzione di infrastrutture, ha spiegato Tiroyamodino.

In ottobre si vota e il governo deve tenere conto del voto delle comunità rurali che vivono a contatto con le aree protette e i parchi, che sono a favore della ripresa della caccia, seppure selettiva, di questi grandi mammiferi.

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