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SPAGNA
10.02.2019 - 18:080
Aggiornamento : 19:20

Decine di migliaia in piazza contro l'indipendenza della Catalogna

Manifestazione a Madrid a due giorni dall'inizio del processo contro i leader separatisti

MADRID - Decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Madrid per protestare contro il governo e l'indipendenza della Catalogna.

La manifestazione, la più imponente finora contro Sanchez, è stata organizzata dai partiti di destra, Partito popolare e Ciudadanos, con il supporto del movimento di estrema destra Vox, e giunge a due giorni dall'inizio del processo in Corte Suprema per i leader catalani accusati di ribellione dopo il referendum del 2017.

I dimostranti hanno riempito Plaza de Colon sventolando migliaia di bandiere spagnole e intonando slogan come 'Per una Spagna unita, elezioni ora!', 'Lunga vita alla Spagna'. Ad infiammare gli animi è stata la proposta del governo socialista di nominare un mediatore nelle trattative per affrontare la crisi catalana. L'opposizione l'ha considerata un tradimento e una resa alle pressioni dei separatisti e ha chiesto le elezioni anticipate anche se gli indipendentisti hanno comunque respinto la proposta.


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«Il tempo del governo di Sanchez è finito», ha detto il leader del Partito popolare Pablo Casado, il quale ha lanciato un invito agli elettori a boicottare i socialisti alle elezioni europee di maggio. «È ora di tornare all'armonia e alla legalitàx, ha aggiunto.

Da quando è arrivato alla Moncloa, prendendo il posto del conservatore Mariano Rajoy, Sanchez sta cercando di allentare le tensioni tra l'autorità centrale e i leader catalani. Ha già incontrato due volte il presidente indipendentista Quim Torra e i membri del suo governo e si è detto disponibile ad aiutare i legislatori catalani ad accettare uno statuto che determini la quantità di autogoverno di cui la regione possa godere. Ma venerdì il governo ha bruscamente interrotto i colloqui con i catalani dopo che il vicepresidente, Carmen Calvo, ha fatto sapere che i separatisti non rinunciano all'idea di tenere un referendum sull'indipendenza.


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La situazione per il premier è diventata ancora più complicata in vista del voto sulla sua proposta di bilancio previsto mercoledì. Sanchez detiene, infatti, solo un quarto dei seggi in Parlamento e per far approvare i disegni di legge deve avere i voti del partito anti-austerity Podemos, dei nazionalisti catalani e di altri piccoli movimenti.

Ma i catalani hanno già fatto sapere che il loro voto è condizionato dai colloqui con Madrid, inclusa la questione dell'indipendenza, che invece il governo socialista non tiene nemmeno in considerazione. Un fallimento sulla proposta di bilancio farà aumentare le pressioni sul premier in direzione di elezioni anticipate. Elezioni che, secondo i recenti sondaggi, vedrebbero la vittoria di una maggioranza nazionalista formata da Pp, Ciudadanos e Vox.

Il processo - La protesta arriva a due giorni dall'inizio dell'attesissimo processo contro i leader separatisti catalani che si terrà davanti alla Corte suprema spagnola. Alla sbarra - per rispondere di quanto accaduto nell'ottobre 2017 con l'indizione del referendum sull'indipendenza - si presenteranno tra gli altri il vicepresidente Oriol Junqueras, l'ex presidente del Parlamento catalano Carme Forcadell e gli attivisti Jordi Cuixart and Jordi Sànchez. Per nove degli imputati l'accusa è di ribellione, che comporta una pena massima di 25 anni. Le udienze del processo, che dovrebbe durare tre mesi, saranno trasmesse in televisione e i testimoni saranno centinaia, compresi l'ex primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, la sua vice Soraya Sáez de Santamaría e la sindaca di Barcellona Ada Colau. Sarà, per stessa ammissione del presidente della Corte suprema Carlos Lesmes, «il processo più importante che si sia svolto dal ritorno della democrazia».


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A Barcellona si sono svolte manifestazioni di segno opposto, pro e contro l'unità spagnola. Il fronte separatista guarda con malumore a quanto avverrà a Madrid. L'ex presidente Carles Puidgemont, che si trova tuttora all'estero, lo ritiene «non un atto di giustizia ma piuttosto di vendetta». Il suo successore Quim Torra ha ribadito che «nessun crimine è stato commesso».

La replica di Sanchez - Il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, ha accusato quelle che ha definito «le tre destrex di cavalcare le tensioni e «dividere» gli spagnoli, dopo la manifestazione di decine di migliaia di persone organizzata oggi sulla piazza Colon di Madrid.

«Il governo - ha affermato il premier, citato dal sito di El Pais - lavora per l'unità della Spagna, il che significa unire gli spagnoli. Non quello che fanno le tre destre di Colon, che cercano di dividere». Durante la manifestazione, la più imponente svoltasi finora contro Sanchez, erano state chieste le dimissioni del premier, considerato un traditore per aver avviato colloqui con i separatisti catalani.

«Ci chiamano traditori - ha risposto il primo ministro - e lo hanno detto a tutti i presidenti e segretari generali socialisti in 40 anni di democrazia. Noi socialisti siamo stati sempre a favore del dialogo e la Costituzione. Dove sono le destre? Quando sono al governo esigono lealtà e quando sono all'opposizione si mettono a capo dell'esasperazione. E questo lo chiamano patriottismo. Ebbene no, questa è slealtà».

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