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08.02.2019 - 11:390
Aggiornamento : 20:27

Ponte Morandi: si smantella il moncone Ovest

I tecnici hanno agganciato l'impalcato pesante 800 tonnellate e lungo 36 metri ed hanno cominciato a farlo scendere a terra. Nel frattempo la traduzione della consulenza svizzera è da rifare

GENOVA - È cominciato a Genova lo smantellamento del moncone Ovest di Ponte Morandi. I tecnici hanno agganciato agli strand jack l'impalcato pesante 800 tonnellate e lungo 36 metri ed hanno cominciato a farlo scendere a terra.

Alle complesse operazioni assistono, oltre al commissario per la ricostruzione e sindaco Marco Bucci e al governatore della Liguria Giovanni Toti, il premier italiano Giuseppe Conte, il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli e il viceministro Edoardo Rixi.

Traduzione da rifare - La traduzione della relazione della consulenza dei laboratori svizzeri su Ponte Morandi deve essere rifatta. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari (gip) Angela Nutini, che ha accolto così l'istanza sollevata dall'avvocato di Donferri Mitelli, direttore della manutenzione di Aspi.

L'udienza è stata rinviata al 15 febbraio per nominare un traduttore. L'udienza successiva è prevista per l'8 aprile per verificare lo stato del cronoprogamma delle demolizioni. La prima demolizione con l'esplosivo, per la pila Est, è prevista per il 15 aprile, mentre l'ultima il 28 maggio.

Ecco la traduzione: «Tutti i trefoli e i fili (del reperto 132) mostrano segni di corrosione di diversi gradi. Diversi trefoli mostrano una perdita totale della sezione trasversale dovuta alla corrosione nella zona terminale. Ciò indica un processo di degrado in atto da molto tempo».

«Nell'area dei trefoli rotti - proseguono gli esperti - sono stati rinvenuti corpi estranei come materiale di iuta concrezionato, residui di grasso su parti in acciaio e frammenti di asfalto libero. I numerosi frammenti indicano una certa fragilità dei singoli fili. Una controindicazione è rappresentata dalle evidenti deformazioni plastiche dei singoli pezzi di filo e trefoli. Inoltre, i frammenti potrebbero anche essersi separati dal resto del filo a causa della perdita totale della sezione trasversale locale dovuta alla alla corrosione».

Gli esperti del laboratorio svizzero hanno fatto una serie di test a campione per verificare il comportamento di fragilità dei fili con una prova di flessione di un filo del reperto corroso eseguita, in modo rudimentale, a mano.

«Il pezzo di filo selezionato a caso - scrivono gli esperti - è stato afferrato a mano su entrambe le estremità e deformato sempre più in un arco. Il campione si è rotto improvvisamente e senza preavviso (indicando che era fragile) nell'area di un punto di corrosione a conca. La rottura è stata accompagnata da un nitido rumore di spaccatura. Le superfici di frattura mostrano un aspetto estremamente fragile al microscopio ottico».

«Per una valutazione fondata - concludono i tecnici - di questo test rudimentale, sarebbero necessarie ulteriori indagini, compresa la frattografia con il microscopio elettronico a scansione e la metallografia. Per una conclusione o generalizzazione statisticamente supportata, dovrebbe essere testato un numero elevato di fili, preferibilmente in condizioni di laboratorio controllate». 

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