Keystone
STATI UNITI
06.01.2019 - 18:580

Condannato a morte si suicida dopo il secondo rinvio dell'esecuzione

Aveva chiesto di essere giustiziato anche se avesse dovuto soffrire: «Fatelo, fatelo rapidamente e smettetela di litigare», aveva detto

CARSON CITY - Per due volte ha evitato il boia, l'ultima lo scorso luglio, perché il mix di veleni per l'iniezione letale era stato considerato dal giudice non adeguato: avrebbe rischiato di far morire tra mille atrocità il condannato. Ma Scott Raymon Dozier, 48 anni, pluriomicida, da anni nel braccio della morte in un carcere di massima sicurezza del Nevada, voleva morire. E così si è suicidato, impiccandosi nella sua cella con un lenzuolo appeso al condotto dell'aria.

Una vicenda triste e terribile allo stesso tempo che ha inizio nel 2002, quando Scott Dozier si macchiò di un delitto orribile, uccidendo un uomo e smembrandone il corpo, con il torso della vittima rinvenuto in una valigia gettata in un bidone della spazzatura di Las Vegas. Ma a Dozier è stato attribuito anche un altro omicidio, quello di una persona il cui cadavere è stato scoperto in Arizona, sepolto nel deserto.

L'assassino, che altre volte aveva tentato il suicidio, non si è mai difeso, ha accettato la pena capitale e più volte ha espresso la volontà di porre fine alla sua vita al più presto: meglio che restare in carcere tutta la vita, diceva.

Ma prima nel novembre del 2017 poi nel luglio del 2018 l'esecuzione era saltata all'ultimo momento. Per due volte un giudice dello stato del Nevada ha bloccato e rimandato l'iniezione letale temendo che la miscela sperimentale di farmaci a disposizione potesse provocare sofferenze al condannato, come il soffocamento mentre ancora cosciente.

Nonostante ciò Dozier aveva consegnato una nota scritta al giudice e ai vertici della Ely State Prison in cui affermava: «Sono stato molto chiaro sul mio desiderio di essere giustiziato, anche se è impossibile evitare la sofferenza. Fatelo, fatelo rapidamente e smettetela di litigare», aveva poi dichiarato in un'intervista lo scorso agosto, dopo che il giudice aveva nuovamente bloccato l'esecuzione.

Torna così alla ribalta il tema dei farmaci utilizzati per nelle carceri di quegli stati degli USA in cui ancora vige la pena di morte. Sempre più difficili da trovare, anche perché c'è chi non li vende più per motivi di coscienza, costringono il boia a mix sperimentali che spesso hanno delle controindicazioni terribili, testimoniate da chi ha assistito a molte esecuzioni. Vere e proprie torture più volte denunciate dalle associazioni per i diritti civili americane e internazionali.

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