Keystone
FRANCIA
03.01.2019 - 21:450

Il leader dei gilet gialli esce di prigione: «Succedono cose mai viste»

Eric Drouet lancia pesanti accuse contro il governo, la politica e la polizia a due giorni dall'ottavo appuntamento con la protesta in piazza

PARIGI - «Succedono cose mai viste»: Eric Drouet, camionista di banlieue e leader emblematico dei gilet gialli, esce di prigione dopo il nuovo fermo e lancia accuse al governo e alla polizia. L'estrema destra («vengono violati i diritti politici» grida Marine Le Pen) e la sinistra radicale («c'è abuso di potere» è il grido di Jean-Luc Melenchon) alzano la voce nel clima di indignazione generale a due giorni dall'ottavo appuntamento con la protesta in piazza.

Intanto, per la seconda volta in pochi mesi, terremoto nella squadra responsabile della comunicazione all'Eliseo: via, fra gli altri, Sylvain Fort, l'uomo responsabile dell'insieme delle relazioni esterne della presidenza e ghost writer di Emmanuel Macron, e Barbara Frugier, che si occupava da vicino, fin dall'inizio dell'avventura del presidente, dei rapporti con la stampa estera.

Sabato, diversi gruppi di gilet gialli hanno di nuovo lanciato un appello a manifestare in diversi quartieri di Parigi, nonostante il continuo calo di partecipanti delle ultime settimane.

L'arresto di Drouet ieri sera, mentre si stava recando sugli Champs-Elysees dopo aver dato appuntamento ad altri dimostranti per «un'azione», potrebbe rilanciare la rabbia dei gilet gialli, che sui social gridano «all'operazione politica» e «all'accanimento».

«Basta con il pacifismo» è una delle parole d'ordine, che rispecchia il grido d'allarme lanciato da un'altra delle figure emblematiche del movimento, Fly Rider, secondo il quale «ci sono diverse persone pronte a una rivolta armata», disposte a tutto, «anche a morire».

Nel mirino anche, e soprattutto, le parole del presidente Macron durante il discorso di fine anno, in cui ha tenuto a denunciare le continue derive violente della protesta gialla e «i portavoce di una folla rancorosa».

Fra le tante iniziative già annunciate per sabato, un corteo di «donne dei gilet gialli» alle 11.

Drouet, rilasciato oggi pomeriggio, ha detto ai giornalisti che «tutto», nel modo di procedere contro i gilet gialli «è politica»: «Neppure i poliziotti - ha aggiunto - sono abituati a vedere quello che succede in questa situazione, interrogatori alla presenza di ufficiali, che fanno loro stessi le domande...cose mai viste».

Marine Le Pen denuncia la «violazione sistematica dei diritti politici» e il volto "terribilmente inquietante di Emmanuel Macron". Jean-Luc Melenchon, leader della France Insoumise, sulla sponda opposta, grida all'"abuso di potere" da parte di "una polizia politica".

Chiaramente in difficoltà, l'Eliseo ha deciso in queste ore, tre soli mesi dopo aver «voltato pagina» in seguito al caso Benalla, di silurare alcuni dei responsabili di una comunicazione che fa acqua da tutte le parti. Via Sylvain Fort, il nuovo uomo forte, autore dei discorsi del presidente e dell'impostazione generale della comunicazione, che aveva preso il posto del precedente tuttofare, Bruno Roger-Petit. E via anche Barbara Frugier, che prima di occuparsi dei corrispondenti esteri, era responsabile della comunicazione di Macron anche quando il presidente era al ministero dell'Economia.

«Seguiranno altri nomi in uscita», assicurano dalla presidenza, minata da un malumore generale e dalla convinzione che Macron «sente tutto ma non ascolta nulla».

Commenti
 
moma 2 mesi fa su tio
Gente ridotta alla fame dalla premiata combricola di Bruxelles.
Danny50 2 mesi fa su tio
Il maccherone é cotto
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