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ITALIA
17.10.2018 - 15:510
Aggiornamento : 21:28

Autostrade al lavoro per demolire il ponte, ed è già polemica

L'azienda era stata esclusa da un decreto governativo straordinario, le autorità: «Non ricostruirà ma si occuperà di tante cose». Nel mirino dei magistrati altri 40 nomi

GENOVA - Un singolo comma, approvato ieri all’ultimo momento nelle Commissioni Ambiente e Trasporti della Camera riporta in gioco Autostrade per l'Italia (Aspi) per quanto riguarda i cantieri del crollato ponte Morandi.

L'azienda, bandita da un divieto governativo contenuto nel decreto straordinario emesso dopo la tragedia, potrà così occuparsi della demolizione e rimozione delle macerie, così come dei lavori di preparazione per la costruzione del nuovo ponte.  Rimarrà in vigore, invece, il veto per la ricostruzione che dovrà essere assegnato a un'azienda terza.

Una mossa, questa, che non ha mancato di suscitare polemiche. Polemiche, rispedite al mittente dal Gianluca Rospi (M5S), relatore del decreto di legge: «Smentiamo categoricamente che in Parlamento si stia agendo per ammettere Autostrade per l’Italia ai lavori di ricostruzione di Ponte Morandi a Genova», ha dichiarato.

«Non sarà solo Aspi a tornare in campo», ha puntualizzato l sindaco di Genova e commissario per la ricostruzione Marco Bucci: «ci sono tante cose da fare oltre alla ricostruzione, anche la rimozione dei detriti, Autostrade si occuperà di di verse cose».

I lavori, riportano i media italiani, dovrebbero durare 9 mesi.

Nel mirino dei magistrati altri 40 nomi - Depositata in procura la lista di persone che si occuparono a vario titolo del ponte Morandi di Genova, crollato lo scorso agosto, nel periodo compreso tra il 1992 e il 2012. L'elenco, stilato dagli uomini del primo gruppo della guardia di finanza agli ordini del colonnello Ivan Bixio, è composta da una quarantina di nomi tra dirigenti e tecnici di Autostrade, Spea Engineering e Ente nazionale per le strade (Anas) (alcuni sono adesso al ministero delle Infrastrutture). Da questa lista i pm Massimo Terrile e Walter Cotugno potrebbero individuare ulteriori indagati da iscrivere nelle prossime settimane.

Gli investigatori sono risaliti nel tempo per un motivo ben preciso. Nel 1992, infatti, venne eseguito il lavoro di manutenzione sulla pila 11, rinforzando gli stralli di quella parte del viadotto. E a quell'epoca, i poteri di vigilanza spettavano ad Anas a cui, dal 2013, è subentrata la Direzione generale del ministero delle Infrastrutture.

Gli investigatori stanno cercando di capire se quando venne progettato il rinforzo della pila 11, si fosse già a conoscenza dello stato di ammaloramento delle pile 9 (quella crollata) e della 10 e perché non si intervenne all'epoca. Il progetto di retrofitting su quelle pile, infatti, venne deciso nel 2015, quando Aspi (Autostrade per l'Italia) commissionò uno studio prima al Cesi (Centro elettrotecnico sperimentale italiano, società di consulenza ingegneristica) e poi al Politecnico di Milano. Il progetto venne approvato definitivamente lo scorso giugno, ma i lavori sarebbero partiti solo molto dopo, e non erano previste limitazioni al traffico sul viadotto.

 ats ans

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