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COREA DEL NORD / ITALIA
12.03.2018 - 06:000
Aggiornamento : 08:08

«La priorità di Kim è la sopravvivenza del regime, non dei suoi concittadini»

Le recenti aperture della Corea del Nord? Bisogna essere cauti, mette in guardia l'esperta dell'ISPI

PYONGYANG / ROMA - La scorsa settimana il leader nordcoreano Kim Jong-un ha stupito il mondo aprendo alla possibilità di colloqui con Trump. Ma i nordcoreani - isolati dal mondo esterno e controllati da un regime totalitario - potranno approfittare di questa ipotetica normalizzazione dei rapporti fra il loro dispotico leader e il resto del mondo? Lo abbiamo chiesto a Francesca Frassineti, ricercatrice associata dell'Istituto per gli studi di politica internazionale di Roma (ISPI) ed esperta di penisola coreana.

Signora Frassineti, un colloquio fra Trump e Kim Jong-un rappresenterebbe una svolta?     

Se gli incontri con il presidente sudcoreano Moon Jae-in e con Trump dovessero davvero avere luogo sarebbero sicuramente storici. Da quando è salito al potere, Kim Jong-un non ha infatti mai lasciato la Corea del Nord e non ha mai incontrato un altro capo di Stato.

Che cosa significherebbe una normalizzazione dei rapporti per la popolazione nordcoreana?

Bisogna vedere su cosa sono disposti a negoziare gli Stati Uniti e che cosa si aspetta di ottenere Pyongyang. L’elemento che incide di più sulla vita della popolazione sono le sanzioni. Se si ottenesse un loro rilassamento si avrebbe un impatto positivo immediato sulla vita della gente, ma al momento non mi aspetto che gli Stati Uniti abbandonino questo strumento. La priorità del regime nordcoreano, poi, è la propria sopravvivenza: è disposto a lasciare subire ai propri concittadini delle conseguenze molto pesanti.

E non si può nemmeno sperare che i nordcoreani ottengano più libertà?

Assolutamente no. Pyongyang ha sempre rifiutato un percorso di riforma come quello intrapreso dal Vietnam e dalla Cina negli Anni ‘80. L’apertura economica significa l’ingresso di informazioni dall’esterno. Il regime, però, ha bisogno della totale chiusura che ha imposto al Paese o collasserebbe.

Qual è il vero obiettivo del leader nordcoreano?

Da più parti si citano diverse motivazioni per la sua apertura al dialogo. Kim Jong-un potrebbe voler indebolire l’alleanza tra la Corea del Sud e gli Stati Uniti, un obiettivo che la Corea del Nord ha sempre perseguito ma che io trovo totalmente irraggiungibile. In secondo luogo, è plausibile che, dopo dieci ondate di sanzioni, la Corea del Nord veda ormai la propria economia totalmente strangolata e voglia riprendere fiato. Kim Jong-un, infine, potrebbe essere consapevole di trovarsi in una posizione di forza in questo momento e vorrebbe sfruttarla.

Perché si sente così forte?

Gli avanzamenti nucleari e missilistici del regime lo hanno portato molto vicino al suo obiettivo finale: attaccare il territorio statunitense. Non abbiamo conferme sul fatto che possa realmente farlo, ma Kim Jong-un si sente comunque molto forte. Vuole sedersi a un tavolo e ottenere dagli Stati Uniti il riconoscimento di uno status paritario: quello di potenza nucleare.

Washington però chiede la denuclearizzazione prima di sedersi a negoziare…

È vero, gli Stati Uniti hanno sempre preteso la preventiva e verificabile denuclearizzazione come condizione per sedersi a un tavolo negoziale. Dall’amministrazione Trump, però, continuano ad arrivare segnali molto ambigui. Al momento, poi, Washington è rimasta senza le figure che sarebbero deputate a gestire i rapporti con la Corea del Nord: non ha ancora nominato un nuovo ambasciatore a Seul, non ha l’assistente segretario di Stato per l’Asia e il Pacifico e l’inviato speciale per i rapporti con il Nord è andato in pensione e non è ancora stato sostituito. Questo indebolisce le “colombe” all’interno dell’amministrazione statunitense a vantaggio dei “falchi”, che chiedono un’operazione militare preventiva.

Che cosa possiamo sperare in conclusione?

La questione nordcoreana è aperta da decenni. Abbiamo conosciuto due crisi nucleari e abbiamo già visto in passato dei passi in avanti che non sono stati seguiti da miglioramenti sul lungo periodo. La Corea del Nord si era già impegnata con il Sud e con gli Stati Uniti a denuclearizzare quando ancora il suo programma nucleare era molto arretrato. Bisogna rimanere cauti: i rapporti con gli Stati Uniti e fra le due Coree sono costellati da nulla di fatto e passi falsi.

Commenti
 
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miba 2 anni fa su tio
Esperta di penisola coreana? Io non sono esperto di penisola coreana ma lo capiscono anche i paracarri che Kim Jong Un non e'per niente uno sprovveduto. Si e' messo a trattare al momento che e' stato in grado di farlo e sarebbe un pollo se non avesse una certa diffidenza di Trump (v. Siria, Venezuela, ecc.). Probabilmente le 2 Coree avrebbero maggiori probabilita' di successo nelle trattative di pace se gli USA non pretendessero di essere coinvolti (chiaramente per i loro porci interessi e non per la pace nella Penisola Coreana...)

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