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VATICANO
05.02.2018 - 21:250

Il Papa riceve Erdogan, occhi puntati su Gerusalemme

Durante l'incontro si è parlato anche di cristiani in Turchia

CITTÀ DEL VATICANO - La questione di Gerusalemme: è stato questo il principale tema dell'incontro, stamane, tra Papa Francesco e il presidente turco Recep Tayyib Erdogan. Ma anche la condizione dei cristiani in Turchia, piccola minoranza nel Paese musulmano, è stata tra i temi dell'incontro in Vaticano.

La Santa Sede parla di «colloqui cordiali» e Ankara conferma, definendo quello tra i due un incontro «estremamente amichevole». E disteso è apparso il clima anche ai presenti. Il pontefice ha dedicato al leader turco quasi un'ora, facendo anche slittare un altro suo incontro in agenda questa mattina (quello con i vescovi iracheni).

D'altronde il faccia a faccia con il leader turco, che per la prima volta metteva piede in Vaticano, era stato anticipato da una telefonata tra i due a fine dicembre. In comune la preoccupazione per lo status di Gerusalemme. Ma il Papa ha comunque voluto dare, in quello che poteva essere un incontro politicamente difficile, un messaggio chiaro, e lo ha fatto donando al presidente un medaglione con l'Angelo della Pace. Francesco non si è limitato a consegnarlo: «Questo è un angelo della pace - ha voluto rimarcare il Papa al presidente turco - che strangola il demone della guerra. È il simbolo di un mondo basato su pace e giustizia».

Pace e dialogo dunque anche per Gerusalemme dopo la decisione dell'amministrazione Trump, quella di spostare l'ambasciata Usa da Tel Aviv nella città santa, santa per tutti, che ha infiammato di nuovo il Medio Oriente. Ma nessuna 'crociata' contro Israele, come forse sperava Erdogan. La Santa Sede, sintetizzando l'incontro, sottolinea la «necessità di promuovere la pace e la stabilità nella regione" del Medio Oriente "attraverso il dialogo e il negoziato, nel rispetto dei diritti umani e della legalità internazionale».

Sulla situazione della piccola minoranza dei cristiani è il vicario apostolico dell'Anatolia, monsignor Paolo Bizzeti, a spiegare il senso di questo incontro. «Mi auguro che segni un passo in avanti nel riconoscimento della Chiesa cattolica - ha spiegato - anche nelle sue istituzioni di base. Il problema è che manca una conoscenza autentica del cristianesimo in Turchia». Infine anche il tema dei profughi per i quali il pontefice ha chiesto attenzione e accoglienza.

Il presidente è arrivato in Vaticano con un leggero ritardo, scortato da un corteo di una trentina di vetture, tra auto e minivan. Imponenti fin dalla prima mattinata le misure di sicurezza tutto intorno alla zona. Al termine i saluti cordiali, le strette di mano e un sorriso di congedo anche tra il Papa e la first lady. E forse un possibile invito, da parte del pontefice, a pregare per lui. I presenti captano solo la risposta, in lingua turca, di Erdogan: «Anche noi aspettiamo una preghiera».

Poi il presidente e la moglie hanno visitato la basilica. Alcune note di curiosità sull'incontro: nell'ampia delegazione, oltre venti persone, quattro donne erano con il velo musulmano. Il Papa poi, in segno di rispetto, non ha donato a nessuno, come invece fa sempre, rosari ma solo medaglie del pontificato.


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