Keystone
CROAZIA
30.11.2017 - 15:520
Aggiornamento : 16:39

Caso Praljak: la presidente croata critica i giudici

Kitarovic: «Il Tpi non ha assolto alla propria missione, non ha condannato i massimi dirigenti politici e militari della Serbia»

ZAGABRIA - Il gesto estremo di ieri nell'aula del Tribunale penale internazionale all'Aia del generale croato Slobodan Praljak, lascerà per sempre una profonda ombra e dubbi sull'operato di questa corte.

Lo ha detto oggi la presidente della Croazia, Kolinda Grabar Kitarovic, in un messaggio alla nazione in occasione delle sentenza di ieri contro sei croati di Bosnia, condannati per crimini di guerra.

«Il generale Praljak ha preferito dare la propria vita, piuttosto che vivere come un criminale di guerra condannato per crimini che era convinto di non aver commesso», ha detto Kitarovic.

«Il Tpi non ha assolto alla propria missione, non ha condannato i massimi dirigenti politici e militari della Serbia, non ha portato giustizia alle vittime, ma si è posto nel ruolo di un arbitro politico, tentando di istituire un falso equilibrio di colpevolezze», ha aggiunto.

L'avvocato: «Lo capisco completamente» - «Sono molto triste, ma rispetto il suo gesto. Sinceramente non avrei mai potuto immaginare che potesse fare una cosa del genere, ma conoscendolo come un uomo che tiene tantissimo al proprio onore, lo capisco completamente, e so bene che non avrebbe potuto vivere con il pensiero di uscire dall'aula in manette».

Lo ha detto l'avvocato difensore del generale croato-bosniaco Slobodan Pralijak, Nika Pintar, all'agenzia di stampa croata Hina. Il generale croato-bosniaco Slobodan Praljak «era un uomo d'onore, che non poteva sopportare di vivere con la condanna di criminale di guerra», ha aggiunto il legale.

Il difensore ha raccontato che nei giorni prima della sentenza, Praljak non ha lasciato intendere in nessun modo di prendere in considerazione il suicidio, ma che era anche chiaro che avrebbe accolto con molto dolore la conferma in appello della condanna per crimini contro l'umanità e pulizia etnica di musulmani bosniaci.


 

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