AIDS: ONU 2010, per la prima volta epidemia in calo
All'Onu non si canta certo vittoria, perché le persone che vivono con l'Hiv sono comunque al mondo 33,3 milioni, ma almeno c'è stata un'inversione di tendenza nella diffusione di questo potente virus.
L'annuncio è stato dato stamattina a Bruxelles alla presentazione del Rapporto Unaids 2010. Lo studio raccoglie gli ultimi dati globali, regionali e nazionali sulla diffusione dell'Hiv e dell'Aids e presenta anche diverse informazioni paese per paese sull'accesso ai trattamenti, sulla prevenzione e sui comportamenti a rischio.
Mancano però i dati di numerosi paesi europei. "Queste informazioni, molto importanti, non vengono raccolte o non vengono trasmesse", ha accusato Henkins. "Gli investimenti internazionali - ha riconosciuto l'esperta delle Nazioni unite - sono scesi per la prima volta: nel 2009 erano meno che nel 2008". Quanto alla mappa globale, il rapporto rivela che l'incidenza del virus è diminuita dal 2001 al 2009 del 25% in 22 paesi subsahariani ed anche in India e nel sud est asiatico.
Rimane invece stabile negli Usa e nell'Europa centrale ed occidentale mentre cresce di oltre il 25% in Russia ed in diverse altre repubbliche ex-sovietiche. In totale sono 33,3 milioni le persone che vivono nel mondo con l'Hiv, 2,5 milioni sono minori di 15 anni e 2,6 milioni quelle che hanno contratto il virus nel 2009 (di cui 370 mila bambini), una cifra in diminuzione rispetto ai 3,1 milioni del 1999. Scendono anche i decessi: erano 2,1 milioni nel 2004 e ne sono stati registrati, indicativamente, 1,8 milioni nel 2009, tra questi 260 mila minori di 15 anni.
La diminuzione delle infezioni, una novità nella trentennale storia dell'Aids, è un dato "estremamente significativo, ma va detto che non si tratta di un miracolo - sottolinea Stefano Vella, direttore del Dipartimento del farmaco all'Istituto Superiore della Sanità - bensì della conseguenza degli sforzi fatti nella prevenzione e nella terapia". Per continuare su questa strada Henkins invita a non abbassare la guardia sulla prevenzione, a migliorare l'accesso ai trattamenti, riducendo anche i costi dei diagnostici e delle medicine e ad eliminare le legislazioni discriminatorie nei confronti di donne e omosessuali.




Su alcuni temi riceviamo purtroppo con frequenza messaggi contenenti insulti e incitamento all'odio e, nonostante i nostri sforzi, non riusciamo a garantire un dialogo costruttivo. Per le stesse ragioni, disattiviamo i commenti anche negli articoli dedicati a decessi, crimini, processi e incidenti.
Il confronto con i nostri lettori rimane per noi fondamentale: è una parte centrale della nostra piattaforma. Per questo ci impegniamo a mantenere aperta la discussione ogni volta che è possibile.
Dipende anche da voi: con interventi rispettosi, costruttivi e cortesi, potete contribuire a mantenere un dialogo aperto, civile e utile per tutti. Non vediamo l'ora di ritrovarvi nella prossima sezione commenti!