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FRANCIA

Crisi, il caso della Total di Dunkerque

Da 48 giorni gli operai della raffineria Total di Dunquerque presidiano l'ingresso dello stabilimento. Lottano contro il blocco della produzione decisa dal colosso petrolifero francese e la chiusura del sito
Keystone
Crisi, il caso della Total di Dunkerque
Da 48 giorni gli operai della raffineria Total di Dunquerque presidiano l'ingresso dello stabilimento. Lottano contro il blocco della produzione decisa dal colosso petrolifero francese e la chiusura del sito
PARIGI - "Abbiamo avuto la neve, il vento, la pioggia. Non è stato facile". Da 48 giorni, ininterrottamente, radunati intorno a una piccola baracca di impalcature e teloni cerati blu, gli operai della raffineria Total di Dunkerq...

PARIGI - "Abbiamo avuto la neve, il vento, la pioggia. Non è stato facile". Da 48 giorni, ininterrottamente, radunati intorno a una piccola baracca di impalcature e teloni cerati blu, gli operai della raffineria Total di Dunkerque presidiano l'ingresso dello stabilimento. Scioperano per protestare contro il blocco della produzione, deciso dalla direzione del colosso petrolifero francese il 14 settembre scorso, ma soprattutto contro l'ipotesi di chiusura del sito, che circola sempre più insistentemente dall'inizio dell'anno.

Nel picchetto si alternano una trentina di persone, che diventano oltre cento negli orari di assemblea generale, alle 10 e alle 15. Un gruppo compatto quanto ostinato, in cui non mancano le facce giovani. "L'età media dei dipendenti della raffineria è 38 anni - spiega all'ANSA Philippe Wullens, delegato sindacale dell'Union Solidaire - Se siamo riusciti a resistere così a lungo è anche per merito di questi ragazzi, che sono molto attaccati al loro posto di lavoro. Anche perché qui avere un contratto di assunzione da Total fino ad oggi significava raggiungere un certo status, ti permetteva per esempio di accendere un mutuo senza troppi problemi, e di fare progetti per il futuro anche a 10 o 15 anni. Ma ormai il rischio che non sia più così è forte".

Accanto alle nuove leve, alcune decine di dipendenti storici, le tute blu e arancioni coperte da un sottile strato di polvere grigiastra. "Lavoro qui da 28 anni - racconta uno di loro, in testa un caschetto bianco ornato da adesivi rossi e gialli della Cgt, secondo sindacato sul sito - pensavo di finirci la carriera. Ma ora chissà...". Il 21 febbraio scorso, alla ripresa delle trattative, era tra i componenti della delegazione giunta fino al quartier generale parigino del gruppo per incontrare gli alti dirigenti. "Ma era un po' come parlare al muro - ricorda - Ormai non si interessano più di noi e della sorte della raffineria. Persino il direttore se n'é andato, qualche settimana fa, e ha lasciato qui solo il suo vice".

L'eventuale chiusura della raffineria, però, non peserebbe solo sulle spalle dei 380 dipendenti. "Ci sono anche i subappaltanti - spiega un giovane scioperante, assunto da Total meno di 3 anni fa - che sono tra 400 e 450, e poi tutto quello che c'é intorno alla fabbrica, i negozi a cui diamo da vivere, le attività collegate. Senza dimenticare le collettività locali: senza raffineria incasserebbero milioni di euro in meno di tasse". La battaglia per salvare l'impianto, dunque, è anche una lotta per la sopravvivenza economica della città di Dunkerque e dei dintorni: "Total ha tentato di proporci la riassegnazione su altri siti, in Francia o all'estero - commenta ancora Philippe Wullens - ma noi non vogliamo andarcene, né tantomeno abbandonare la nostra regione e la sua rete industriale al suo destino".

La decisione definitiva sulla sorte della raffineria di Dunkerque è attesa per lunedì prossimo, 8 marzo, quando un consiglio di amministrazione straordinario deciderà le linee guida della riorganizzazione delle attività del gruppo Total in territorio francese. "Noi nel frattempo aspettiamo - dice un altro scioperante - non abbiamo niente da perdere".

ATS

Foto d'apertura: Keystone

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