Dal Mondo
28.08.2004 - 17:420
Aggiornamento : 13.10.2014 - 13:48

Bilaterali bis: Verdi approvano accordi con Bruxelles, compreso Schengen/Dublino

WINTERTHUR - Nonostante qualche riserva, i Verdi svizzeri, riunitisi oggi a Winterthur, hanno appoggiato - 82 voti a favore contro 26 e sei astenuti - l'entrata della Svizzera nello spazio Schengen/Dublino. Gli altri sette accordi bilaterali bis con Bruxelles sono stati approvati senza opposizione.

A nome dei deputati ecologisti in parlamento, Cecile Bühlmann ha affermato che il gruppo dirà di sì agli accordi nella risposta scritta alla procedura di consultazione, a patto che le intese siano seguite da chiare misure di accompagnamento. In particolare, la consigliera nazionale lucernese chiede che venga garantita un'efficace protezione dei dati scambiati fra le polizie europee.

Secondo la Bühlmann, se i due trattati di Schengen/Dublino sulla cooperazione in materia di polizia, asilo e migrazione dovessero essere respinti alle urne, vi è il rischio che la Svizzera adotti nei confronti di richiedenti l'asilo provvedimenti ancor più restrittivi.

Per la deputata verde, il sì agli accordi bilaterali riveste un significato strategico, poiché il partito punta sempre su una piena adesione della Confederazione all'Unione europea. A suo avviso, l'adozione degli accordi bilaterali bis rapresentano un altro passo in questa direzione, anche se non sempre i contenuti delle intese possono piacere. Tuttavia, "se vogliamo una politica coerente in materia europea - ha precisato la capogruppo degli ecologisti alle Camere - dobbiamo dire di sì anche agli aspetti che ci piacciono meno".

A nome dei contrari, il consigliere nazionale argoviese Geri Müller ha chiesto di bocciare Schengen/Dublino. Müller è contrario a un rafforzamento dell'esclusione dei cittadini non Ue. A suo avviso, inoltre, il sistema informatico di Schengen per lo scambio di informazioni contraddice la Costituzione: in particolare violerebbe il principio secondo cui nessuno può essere discriminato in base all'origine. Altri voci contrarie hanno argomentato che non è giusto sacrificare i diritti fondamentali per motivi tattici.



ATS
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