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ANDERMATT
22.04.2013 - 13:000
Aggiornamento : 24.11.2014 - 07:20

Samih Sawiris

Quando i numeri non dicono tutto

Le cifre parlano chiaro, sono un linguaggio universale. Sono l'ideale per descrivere il successo e l'andamento economico di un'impresa. Anche le persone come Samih Sawiris, che stanno a capo di grandi progetti, vengono paragonate a dei numeri.
Sono belli i suoi numeri. Parlano di successo. Lo osservo e gli dico spontaneamente che non sono brava con i numeri. Allora lui ride e mi dice scherzando che nemmeno lui è bravo. È facile sentirsi a proprio agio. Ha appena terminato l'ultima presentazione relativa al suo progetto di Andermatt. Il viso illuminato da occhi scintillanti come quello di un padre appena uscito dalla sala parto per annunciare la nascita del suo pargolo.
 
C'è una cosa, in particolare, che mi incuriosisce di Sawiris: il suo interesse per il vino. A un pranzo lo avevo visto portarsi in tavola una sua bottiglia di vino. Chissà che vino era... E allora mi racconta della sua azienda vinicola. Possiede vari vigneti a nord del Cairo, tra Luxor e il Cairo e sui pendii del Sinai, nelle alture di Taba, vicino al confine con Israele e la Giordania. La storia della viticoltura in Egitto si estende su cinque millenni. Gli Egizi hanno codificato le tecniche di vinificazione ereditate dai Cananei e le hanno in seguito trasmesse agli antichi Greci e ai Romani. In alcune antiche tombe sono state ritrovate delle otri con le indicazioni relative al tipo di vitigno, alla sua origine e vinificazione e al nome del vino. Una sorta di DOC, insomma.
 
Dopo un lungo periodo di buio i vigneti egiziani sono stati ripristinati grazie alla lungimiranza del loro padrino. Rossi, bianchi e rosati, che riflettono la provenienza di vitigni francesi e italiani, si sono adattati bene al loro nuovo ambiente. Le varietà includono Petit Verdot, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Grenache, Montepulciano per i rossi e i rosati e Vermentino, Chardonnay, Viognier e Moscato d'Alessandria per i bianchi.  Il Bannati invece è un vitigno bianco autoctono che ha dato interessanti risultati. L'acqua è un fattore cruciale per la crescita di qualsiasi pianta nel deserto. La chiave è la gestione dell'acqua, irrorando la quantità giusta al momento giusto. Viene pompata da pozzi a 100 metri di profondità e lasciata gocciolare lentamente il mattino molto presto con tubi che corrono lungo i filari. Due enologi della scuola bordolese e un agronomo della scuola di Montpellier seguono la vigna e la vinificazione. Le particolari condizioni climatiche non sono terreno fertile per parassiti e malattie. Questo permette un approccio senza l'uso di pesticidi e anticrittogamici.
 
Il vino per Sawiris non è però unicamente un investimento economico. Si guarda in giro e mi dice sottovoce che il vino riveste un ruolo molto importante nella sua vita, lo sguardo divertito e un po' imbarazzato di un bambino, che sta per raccontare una marachella. Ha imparato ad apprezzarlo di pari passo con il suo piacere per il cibo, lentamente, un po' alla volta. Il suo vino preferito? Il suo, mi dice, giustamente orgoglioso. Voglio assolutamente assaggiarlo non appena mi si presenterà l'occasione. È giunto il momento di congedarmi. Lo ringrazio e lo saluto. Gli regalo una bottiglia di un meraviglioso assemblaggio ticinese. 
Ogni giorno imparo qualche cosa di nuovo. Oggi sono stata fortunata. Più del solito. E mentre percorro in macchina il tratto che da Andermatt mi collega con Ginevra ascolto i report dei vari media presenti all'evento al quale ho assistito. 
 
Sorrido. Non solo numeri...
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