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ZURIGO
20.08.2014 - 06:130

Ideata da un giovane svizzero, PeakFinder è un’app di successo

In grado di riconoscere le montagne che vediamo, ha qualcosa di ticinese

ZURIGO - Quante volte vi sarà capitato di ritrovarvi su di un’altura, dopo ore di sfacchinata, riunirvi con gli altri membri della comitiva ad ammirare il panorama e iniziare a domandarsi l’uno con l’altro: “Ma quella là, che montagna è?”. Se già non lo sapevate, per sedare il dubbio esiste un’app: “PeakFinder”. Basta sfoderare lo smartphone, iOS o Android, e utilizzarlo come un pannello interattivo per visualizzare in tempo reale il nome dei diversi massicci che ci sono di fronte.

Un’idea senz’altro geniale che ha permesso all’applicazione di conquistare, e mantenere la Top10 di vendite da quattro anni a questa parte. Un successo hi-tech tutto svizzero (e anche un po’ ticinese) perché il suo ideatore è un giovane zurighese di nome Fabio Soldati.

Il suo cognome, che ci suona noto, ha origini ticinesi: “Mio papà è di Massagno” ci confida. Fabio qualche volta alle nostre latitudini ci viene, per visitare i nonni, ma lui è nato e cresciuto oltre il Gottardo. Dopo aver studiato programmazione ed essersi laureato è entrato immediatamente in azienda, dove è rimasto per diversi anni.

Un periodo di lavoro duro che è addirittura arrivato a esaurirlo: “Un giorno ho detto basta, mi sono licenziato” conferma il 39enne. “Ho viaggiato un po’, mentre pensavo a cosa fare della mia vita”. Ed è proprio durante uno di questi viaggi che gli è venuta l’idea per la sua app: “In quel periodo l’iPhone 3 stava diventando uno standard e tutti i miei ex-colleghi dicevano: bisogna proprio fare una app! L’idea mi è venuta durante un’escursione sulle nostre Alpi con mia sorella e il suo fidanzato.  Appena arrivato a casa mi sono fiondato su Google per tentare di capire se fosse, o meno, realizzabile”.

Detto fatto, in quattro-sei mesi di lavoro “PeakFinder” arriva sullo store di Apple con un successo clamoroso, e nemmeno Fabio se l’aspettava: “Mi è andata bene, usando un paragone pugilistico potrei dire che ho assestato un pugno fortunato”. Eppure se l’app ha sedotto così tante persone, non potrà essere esclusivamente frutto del caso: “Ha aiutato molto il fatto che sia piaciuta a molte categorie di persone diverse, agli escursionisti, ai sciatori e ai semplici turisti”. I ricavati delle vendite, tutt’ora, bastano a mantenere la sua mini-azienda di cui è unico impiegato: “Sono una sorta di one-man band, mi faccio aiutare da collaboratori esterni solo per alcune questioni di grafica e marketing”.

Quale fra i due sistemi operativi rende di più? “Senza dubbio iOS, il mercato Android è un po’ meno redditizio, la gente tende a spendere meno, preferendo i software gratuiti”. E fra le diverse versioni di PeakFinder quale è la più venduta? “Quella dedicata alle Alpi è senz’altro il mio best-seller. Il motivo? Secondo me perché per noi che ci abitiamo a ridosso, diamo alle montagne un significato differente. Ci interessano e vogliamo conoscerle, per altre nazioni e culture è un po’ diverso, penso agli Stati Uniti ad esempio. Lì l’applicazione non ha fatto particolarmente bene”.

Quali progetti per il futuro? “Per ora nessuno! L’obiettivo è quello di rendere l’app più internazionale possibile. Ho diverse mail nella mia casella di posta elettronica che vengono da investitori interessati in Cina, magari il futuro di Peakfinder sarà in Asia?”.

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