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© Festival del film Locarno / Carlo Reguzzi
LOCARNO
13.08.2014 - 17:210
Aggiornamento : 25.11.2014 - 08:35

Giancarlo Giannini: "Quella volta che feci il giubbotto per Robin Williams"

L'attore italiano, ospite del Festival, ha ricordato il collega e amico suicidatosi ieri. Duro il commento sul cinema italiano: "È morto"

LOCARNO - Premiato ieri sera con l'Exellence Award Moet&Chandon, Giancarlo Giannini era oggi allo Spazio Forum per il consueto incontro con il pubblico, apertosi con un aneddoto legato all'amico Robin Williams. L'attore italiano inventò la giacca parlante indossata da Robin Williams nel film Toys. Una giacca speciale che cantava e parlava in varie lingue, compreso il giapponese. A seconda dei movimenti di chi la indossava, la giacca reagiva in varie maniere, tutte sorprendenti.

“Sono davvero dispiaciuto per la sua scomparsa, era un caro amico e un grande attore. Per lui feci il giubbotto superaccessoriato di Toys. Dovetti lavorare 6 giorni e 6 notti per finirlo. Una miriade di effetti... quando andava in giro per presentare il film mi chiamava per chiedermi come far uscire quello o quell'altro effetto. Credo se lo sia tenuto come ricordo”.

La passione per le invenzioni è solo una delle espressioni di quell'amore per il gioco che contraddistingue l'universo di Giancarlo Giannini, il quale, proprio nella fantasia, nel coraggio, nella voglia di osare e di sperimentare vede il futuro del cinema, un futuro che va costruito nel digitale: “Di recente ho doppiato un videogame, il personaggio per quanto ispirato a una persona reale, è un immagine digitale. Questi giochi hanno un successo che il cinema si sogna, è quella la direzione. Bisogna iniziare a scrivere per le incredibili capacità che ha il digitale. Viviamo un momento di passaggio e siamo ancora all'inizio della rivoluzione poiché conosciamo solo il 10% del potenziale tecnologico che abbiamo a disposizione”.

Orientato al futuro ma con un punto di riferimento ben saldo nel passato, l'attore italiano consiglia vivamente ai suoi allievi di studiare i grandi film e i grandi interpreti della storia del cinema per capire cosa li ha resi speciali e indimenticabili.

“Il mestiere dell'attore è difficilissimo. Tutti lo possono fare ma coloro che lo sanno fare bene si contano sulle dita di una mano. Forzare la natura, andare oltre, immergersi nello studio come un monaco, dedicarci una vita, questo bisogna fare”.

Sullo stato del cinema italiano e internazionale Giannini ha sparato a zero definendolo "morto", definizione che era già stata usata da Federico Fellini. Non ha nemmeno risparmiato frecciate ai critici sfoderando divertenti analogie che hanno incontrato il favore del pubblico presente: “Ormai i critici spuntano come funghi. Chiunque oggi può improvvisarsi tale. Vedi la signora nel salotto in televisione che parla di questo e di quello. Ma chi sei? Chi ti dà il diritto di parlare male di un film?! Una volta si studiavano tomi su tomi per essere un critico.”

La preparazione accademica è una parte fondamentale del percorso professionale, un percorso scolastico in cui oggi purtroppo non trova posto la fantasia: “Non si insegna più a scuola ed è un peccato – conclude Giannini – l'unica salvezza è creare studenti e insegnanti in grado di migliorare la gente. Dedichiamo poco spazio alla sperimentazione, siamo fin troppo concentrati sull'apparire a scapito dell'esplorare”.

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