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CANTONALI 2015
26.02.2015 - 19:380
Aggiornamento : 10.01.2018 - 10:20

"Dobbiamo ridare dignità alla politica"

Nell'intervista a Giovanni Jelmini, il presidente del PPD invita l'elettorato ticinese a non lasciarsi tentare dalla demagogia

LUGANO - Oggi è la volta di Giovanni Jelmini presidente di un partito, il PPD, che ambisce a strappare il secondo scranno governativo alla Lega. La lista è forte, ma il partito rischia ancora una volta di ritrovarsi con la strada in salita, confrontato con la polarizzazione della campagna elettorale tra la Lega dei Ticinesi e il PLRT.

Presidente, uno dei temi più discussi in questi ultimi anni è stato il mondo del lavoro e la difficoltà dei residenti a concorrere nel mercato del lavoro in quanto generalmente più cari rispetto ai colleghi frontalieri. Il PPD non vuole interventi statali che vadano a condizionare il mercato bensì auspica una maggiore sensibilità dei datori di lavoro affinché assumano personale residente. Non si pecca di ingenuità? Se la politica non può intervenire, qual è il suo ruolo?
"La politica deve intervenire e deve farlo promuovendo la conclusione di contratti collettivi di lavoro e rafforzando la sorveglianza del mercato del lavoro allo scopo di favorire salari adeguati. Proprio in questi giorni il PPD ha chiesto espressamente che l’entrata in vigore della nuova legge sugli orari dei negozi sia subordinata alla sottoscrizione di un contratto collettivo di lavoro. Abbiamo anche chiesto che la concessione di incentivi economici da parte dello Stato per le nuove aziende sia vincolata alla condizione che le stesse offrano salari dignitosi. Non mi sembra che queste richieste pecchino di ingenuità".

Il 9 febbraio di un anno fa, i ticinesi hanno votato in massa per ridurre l'immigrazione, soprattutto in funzione antifrontaliera. La Svizzera si trova in un vicolo cieco e i frontalieri continuano ad aumentare. Il PPD quale proposta ha per uscire dall'impasse?
"Personalmente non credo che il 9 febbraio i ticinesi abbiano votato in “funzione antifrontaliera”. Il voto dei ticinesi ha semmai voluto evidenziare i grossi problemi ai quali siamo confrontati come Cantone di frontiera. Nel mese di marzo dello scorso anno il PPD ha presentato un'iniziativa cantonale ­ accolta dal Gran Consiglio ­ che chiede di attribuire ai Cantoni la competenza di fissare i contingenti per frontalieri, così da poter gestire la manodopera frontaliera secondo le necessità del mercato del lavoro ticinese. Anche alla luce della recente proposta del Consiglio federale, auspichiamo che nel processo legislativo il ruolo dei Cantoni sia definitivamente consolidato. Occorre contrastare l’insediamento di quelle imprese provenienti dall’estero che non si adeguano alle condizioni del nostro mercato del lavoro e che provocano solamente un incremento di manodopera frontaliera con impatto negativo sull’occupazione locale e una pressione al ribasso sui livelli salariali".

Il PPD ha presentato una lista forte per il Consiglio di Stato. Eppure la sensazione è che se ne siano accorti in pochi. Sui media ticinesi, infatti, domina, e non è una novità, la battaglia tra Lega e PLR. Mi sbaglio?
"Il PPD ha presentato una lista forte non per un gusto estetico ma perché vuole rafforzare la sua presenza in Governo e crediamo di poterlo fare forti dell’esperienza e della qualità dei nostri cinque candidati. Mi sembra che in queste settimane i media ticinesi abbiano dato spazio e risalto alla nostra lista e comunque nei dibattiti e nei confronti politici dei prossimi due mesi ci faremo sicuramente sentire".

Visto che, come ha detto Jacques Ducry ormai del PLR è rimasto solo il PL, ci saranno maggiori spazi per una maggiore collaborazione in parlamento con i liberali?
"Non credo proprio che la R sia scomparsa; se è vero che nella dirigenza del PLR predomina la parte liberale, con la quale è più facile discutere e trovare delle intese, in Gran Consiglio la parte radicale, purtroppo, è ancora ben rappresentata".

Oltre al Consiglio di Stato, la battaglia vi sarà anche per il Gran Consiglio, dove la fine del predominio PLR-­PPD rende più difficile trovare accordi. Qualora riuscisse a conquistare due seggi in Consiglio di Stato, quali dipartimenti vorrebbe amministrare il suo partito?
"La frammentazione delle forze politiche in Parlamento, come pure una certa perdita del senso della collegialità nel Governo, sono state un grosso ostacolo per la governabilità del Cantone in questa legislatura; mi chiedo se non sia giunto il momento di ripensare il sistema elettorale. I Dipartimenti che comunque mi piacerebbe amministrare – parlo a titolo personale – sono quelli dell’educazione e dell’istruzione e quello del territorio".

Nell'ultimo congresso lei ha parlato della necessità di tornare a parlare con i ticinesi in modo pacato, senza troppi proclami e slogan di facile consumo. Come fare in Ticino, dove il panorama mediatico è affollatissimo?
"L’affollato panorama mediatico, come dice lei, non sempre aiuta alla qualità dei dibattiti e dei confronti politici. La vera sfida in questa competizione elettorale è quella di ridare dignità e credibilità alla politica, cercando il confronto sui progetti e sulle idee e rinunciando agli scontri personali, alle denigrazioni, a far leva sui timori della gente o a usare temi sensibili – ad esempio quello dei frontalieri come arma elettorale -. “Il trionfo della demagogia – diceva Charles Péguy – è momentaneo, ma le rovine sono eterne”.

Il prossimo 9 marzo si voterà sulla defiscalizzazione degli assegni famigliari alle famiglie. Gli oppositori dicono che è un regalo per le famiglie benestanti. Oltre agli assegni familiari, come ridare importanza al ruolo della famiglia?
"Si può ridare importanza al ruolo della famiglia, sostenendo ad esempio l’iniziativa PPD il prossimo 9 marzo che chiede di sgravare fiscalmente gli assegni famigliari e gli assegni per i figli in formazione; sostenere la famiglia significa anche sostenere la natalità, favorire la conciliabilità lavoro–famiglia, eliminare le discriminazioni fiscali ancora esistenti a scapito delle persone sposate, valorizzare l’autonomia degli anziani e il ruolo dei famigliari curanti, consentendo in tal modo all’anziano di restare al proprio domicilio il più a lungo possibile; significa anche promuovere la cultura della gratuità nella solidarietà favorendo e valorizzando il volontariato; ecco come si può ridare importanza al ruolo della famiglia".

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