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Irvine Welsh, uno dei protagonisti di Babel.
BELLINZONA
12.09.2019 - 06:000

Lingue oltre i confini alla conquista di Babel

Da oggi fino a domenica torna il festival di letteratura e traduzione di Bellinzona. Il nome più noto è sicuramente Irvine Welsh

BELLINZONA - Da oggi fino a domenica torna Babel, il festival di letteratura e traduzione di Bellinzona.

Dopo aver esplorato l’Aldilà e il Brasile, nel 2019 Babel si spinge ai confini delle lingue naturali. L’edizione dal titolo “non parlerai la mia
lingua” porta al pubblico lingue inaudite, inaccettabili, inaccessibili, accostando ai dialoghi con gli autori le dimensioni del laboratorio, della creazione collettiva e della performance, concerti, un rave party, cantastorie, controstorie.

Tra gli ospiti di Babel a Bellinzona: la messicana Valeria Luiselli, una delle voci più originali del nostro tempo, capace di ascoltare la frontiera come eco e come silenzio. Irvine Welsh, autore di “Trainspotting” e molti altri best-seller che partono dalla prospettiva delle classi disastrate, delle cose sbagliate, pornografia e altre droghe, in una lingua sbagliata, lo slang di Edimburgo. Eraldo Affinati, Elena Stancanelli e Mariapia Borgnini, che raccolgono le storie perdute nel Mediterraneo delle migrazioni. Paolo Albani, la persona che conosce, cataloga e racconta le lingue immaginate, in tutte le loro forme e deformazioni; insieme a lui, l’autore di uno dei casi più misteriosi e articolati di lingua fantastica e mondo fantastico, Luigi Serafini, autore del “Codex Seraphinianus”. Claudia Durastanti, che nel romanzo “La straniera” (finalista Premio Strega, Rapallo e Viareggio) ritrova la parola inaudita, e a Babel ne parla con Saleh Addonia, un autore che conosce in prima persona migrazioni e sordità, plurilinguismo e multimutismo. I traduttori dei libri impossibili, Franca Cavagnoli, Roberto Francavilla, Moshe Kahn, Fabio Pedone e Franco Nasi; il laboratorio di traduzione per il pubblico con Camille Luscher; le riflessioni inaugurali di Nunzio La Fauci. Chiude il festival un performer senza eguali, il poeta Michael Fehr, che riunisce surrealtà e cecità, la voce-strumento e le immagini sinestetiche.

Ma l'indagine ai confini della lingua non si limita alla scrittura e si dirama con la proiezione del film muto “The Cameraman” con Buster Keaton, musicato dal vivo grazie alla collaborazione dell’IOIC di Zurigo, le fànfole di Cristina Zamboni, e venerdì sera al Convento di Monte Carasso un party d’apertura con lo jodel contemporaneo di Christian Zehnder, l’electroclash dei None Of Them e il DJ set acid house di Irvine Welsh in persona.

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