In occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, Syndicom, in collaborazione con Amnesty International Svizzera, Film Festival Diritti Umani Lugano e Reporters Sans Frontières, invita alla proiezione cinematografica del film “Another day of life”.
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MENDRISIO
02.05.2019 - 10:450

"Another day of life" per la Giornata mondiale della libertà di stampa

La proiezione del film è in programma domani alle 20.30 a Mendrisio al Multisala Teatro e Ciak

MENDRISIO - In occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, Syndicom, in collaborazione con Amnesty International Svizzera, Film Festival Diritti Umani Lugano e Reporters Sans Frontières, invita alla proiezione cinematografica del film “Another day of life” di Raúl de la Fuente e Damian Nenow, tratto dall’omonimo libro del famoso reporter polacco Ryszard Kapuscinski e che sarà proiettato questa sera alle 20.30 al Multisala Teatro e Ciak di Mendrisio
 
Istituita dalle Nazioni Unite nel 1993, con lo scopo di ricordare ai governi di rispettare l’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dedicato alla libertà d’opinione e d’espressione, la Giornata mondiale della libertà di stampa viene ricordata in Ticino con un film dedicato al grande reporter. Corrispondente dell’agenzia di stampa polacca, ha viaggiato in una cinquantina di paesi fra Europa, Africa, Asia e America Latina, raccontando conflitti, crisi e rivoluzioni.
 
Il film - Presentato al Film Festival Diritti Umani Lugano 2018, “Another day of life” è tratto dall'omonimo libro di Kapuscinski, e racconta il suo viaggio di tre mesi nella guerra civile in Angola, nel 1975. Idealista, il giornalista polacco è testimone delle cause perse e delle rivoluzioni. Attraverso l'animazione e l’incontro di personaggi ancora in vita che hanno vissuto quei tragici momenti con il reporter, tra biopic, thriller e documentario, il film cattura il vissuto dei protagonisti persi nella follia della guerra. Testimone di orrori sanguinosi, in Angola Kapuscinski mette in discussione il suo ruolo di reporter e subisce un profondo cambiamento quale essere umano, per rinascere come scrittore.
 
I rischi del giornalismo - Secondo i dati resi pubblici da Reporters Sans Frontières il 18 dicembre 2018, 80 giornalisti (alcuni dei quali freelance che operano in territori di guerra) sono stati uccisi mentre esercitavano la propria professione durante l’anno (+8%), 348 erano in detenzione e 60 ostaggi. Dopo tre anni di declino, il numero di giornalisti professionisti uccisi è aumentato del 15%: 63 omicidi contro i 55 del 2017.
 
Gli omicidi di alto profilo del saudita Jamal Khashoggi e del giovane giornalista slovacco Jan Kuciak hanno evidenziato la determinazione illimitata dei nemici della libertà di stampa. Lo scorso anno, più della metà dei giornalisti uccisi sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi. Cifre in aumento che riflettono una violenza senza precedenti contro i giornalisti.
 
Chi era Ryszard Kapuscinski - Giornalista, viaggiatore, scrittore, autore di successo mondiale, Ryszard Kapuscinski era nato a Pinsk (allora parte della Polonia, oggi in Bielorussia) il 4 marzo 1932. La sua famiglia fu costretta a scappare, prima da Hitler e poi da Stalin. Si laureò in storia dell'arte a Varsavia e cominciò a girare il mondo come corrispondente estero dell'agenzia di stampa polacca Pap. Inviò corrispondenze da vari paesi dell'Africa, dall'Iran, dall'URSS, scrivendo di rivoluzioni, guerre, colpi di Stato: 27 in trent’anni di attività. Lo chiamavano «il Bruce Chatwin dell'Est», il «re o il principe dei reportage».
 
Nel 1983 la rivista Newsweek definì il suo Negus, splendori e miserie di un autocrate «uno dei migliori dieci libri dell'anno». Nel 1994 Imperium, un saggio-reportage sul dissolvimento dell'impero sovietico, divenne un best-seller. Nel 1998 uscì Ebano, su decenni di viaggi in Africa.
 
Kapuscinski era senza dubbio anche un personaggio controverso: più volte è stato accusato di aver falsificato la verità nei suoi testi, specie dopo la pubblicazione della sua biografia Kapuscinski non-fiction di Artur Domoslawski. Tuttavia rimane senza dubbio il più famoso giornalista e uno dei più famosi scrittori polacchi del Novecento, nonché un mito nel mondo del giornalismo. Ha pubblicato la sua opinione sul mestiere di giornalista nel 2000, nel libro Il cinico non è adatto a questo mestiere: conversazioni sul buon giornalismo, e ancora nel 2003 con Autoritratto di un reporter. È morto il 23 gennaio 2007 a Varsavia, a 74 anni.

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