ITALIA
28.01.2019 - 19:590

Quel Sordi segreto che voleva interpretare il Duce

Presentato alla Casa del Cinema di Roma un volume sulla vita e il lavoro dell'attore romano

ROMA - C'è la folla delle grandi occasioni ad attendere Carlo Verdone, Walter Veltroni, Felice Laudadio e lo storico del cinema Alberto Anile alla Casa del Cinema di Roma per la presentazione di un volume che è un tesoro di sorprese, inediti e "spaccati" intimi sulla vita e il lavoro di Alberto Sordi.

L'occasione è l'uscita del numero 592 della più antica rivista di cinema italiana, "Bianco e Nero", da sempre edito dal Centro Sperimentale di Cinematografia che per l'occasione dedica una monografia speciale (edita con le Edizioni Sabinae) dedicata al "Sordi segreto".

Gli strumenti per questo fantastico viaggio nel cuore di uno dei giganti dello spettacolo italiano stanno nel tesoro che l'Albertone nazionale ha messo a disposizione del Centro Sperimentale grazie alla Fondazione Sordi che ha Walter Veltroni per presidente onorario: sono 20.000 oggetti, film, copioni, appunti di lavoro, lettere, materiali filmati e sonori che Alberto Sordi raccolse meticolosamente nel corso della sua carriera tanto da - come ricorda il presidente del CSC, Felice Laudadio - mettere in contratto coi suoi produttori l'obbligo della donazione al suo archivio privato di una copia di ogni film diretto o interpretato.

Così emergono inediti e sorprese anche spiazzanti: come i progetti mai portati in porto per realizzare un "Trombettiere del Generale Custer", una mimetica reinterpretazione di Harry Kissinger, una rilettura del "Don Chisciotte" in cui ritagliarsi il ruolo di Sancho Panza a fianco di Vittorio Gassman e perfino un impossibile ritratto "da vicino" di Benito Mussolini.

«Non ha senso - ricorda adesso Carlo Verdone - rivolgermi la domanda di sempre circa il fatto che io sia il suo erede: Sordi è stato un protagonista gigantesco, una maschera irrinunciabile degli italiani e come tutte le grandi maschere nella storia dello spettacolo è unico e immortale. Ci siamo frequentati e visti da vicino per più di 15 anni e di lui conservo il regalo di una straordinaria generosità, il desiderio sincero di aiutare un giovane a cui voleva fare spazio, la sobrietà quasi monacale nella vita privata, una dimensione umana che era il contrario dell'irruenza allegra e contagiosa che esibiva in pubblico. Del resto il Sordi della prima parte della carriera - continua Verdone - è stato uno straordinario avanguardista, un rivoluzionario che sovvertiva ogni regola del mestiere, che usava la sua cattiveria esibita nei personaggi per far crescere il suo pubblico, fino a bistrattarlo per generosità appunto. Poi, è vero, con gli anni ha virato verso un conservatorismo più amaro e distaccato, come tutti i grandi che, con l'età, non riescono più a capire il nuovo mondo che li circonda. Una sorte che ha condiviso con tanti altri grandi, da Fellini che mi chiamava al mattino presto per lamentarsi di nuove generazioni che non capiva, o come Balla, il grande futurista che alla fine si ripiegò nella pittura più convenzionale. Ma a uno come Sordi possiamo rimproverare questa straziante tristezza degli ultimi anni? Basta ricordare quell'attore pazzo, inventivo e unico che tanto ha dato al nostro cinema e al nostro essere italiani».

A Veltroni spetta invece il ricordo di quando, da sindaco di Roma, aprì le porte al funerale di Albertone: un caso di partecipazione popolare senza precedenti (oltre 250.000 persone a salutarlo) che testimoniano anche oggi quanto sia stato amato e quanti abbiano potuto riconoscersi nella sua maschera senza tempo. «Del resto - osserva Felice Laudadio - molte altre sorprese sono contenute nel numero di 'Bianco e Nero' come ad esempio il suo amore 'impossibile' per l'amica e compagna di lavoro Silvana Mangano - e per questo la Cineteca Nazionale prepara iniziative mirate e importanti nel suo nome per l'anniversario della nascita, nel 2020.»

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