Keystone
FRANCIA
12.05.2018 - 14:130
Aggiornamento 13.05.2018 - 12:04

Jean-Luc Godard: «Continuerò a fare film se il fisico me lo permetterà»

«Più che la politica, mi interessano i fatti. O meglio quello che si fa e non si fa per risolvere il problema arabo e del Medio Oriente»

CANNES - Nessuno tema per la salute di Jean-Luc Godard, 88 anni e maestro indiscusso del cinema, che ha portato al Festival di Cannes in concorso 'Le Livre d'Image' caleidoscopio di immagini, montaggio, politica, cinema, pittura e letteratura. Oggi in collegamento video dalla sala stampa della Croisette si mostra lucido, ironico e con tanto di sigaro in bocca.

E a chi gli chiede se ha intenzione di continuare a fare film, risponde pronto: «Penso di sì, continuerò, dipende solo dalle mie gambe, dai miei occhi, dal coraggio di vivere la vita, ma soprattutto dal coraggio di immaginare. Quello che non devono mai smettere di fare i giovani».

In questo singolare incontro stampa con Godard si vola necessariamente alto. Il regista risponde a tutto, cita, replica e sul mondo arabo, tema centrale di questo suo ultimo film tra documentario e opera d'arte sperimentale, spiega: «Più che la politica, mi interessano i fatti. O meglio quello che si fa e non si fa per risolvere il problema arabo e del Medio Oriente. E devo dire è più quello che oggi non si fa, nonostante ormai la situazione sia catastrofica».

Non è poi tenero con gli attori, ormai tenuti del tutto fuori dai suoi ultimi lavori: «Come le democrazie moderne contribuiscono ai totalitarismi, così oggi molti attori - sottolinea - contribuiscono al totalitarismo dell'immagine filmata contro quella pensata».

Felice di essere in concorso a Cannes, Godard ha molte buone parole per la Russia: «Verso questo Paese sono riconoscente - dice -. Intanto è il solo Paese che ha fatto la rivoluzione e questo non è una cosa da poco. Certo - aggiunge - non posso parlare di Vladimir Putin che non conosco come non conosco Macron o la Merkel, ma c'è qualcosa nella Russia che mi tocca molto. Dostoevskij diceva che bisogna sempre essere misericordiosi e io posso dire che lo sono verso questo Paese».

Sul fronte tecnico Godard si intrattiene su montaggio, girato e musica. «Sì, è vero, non amo più fare riprese, la cosa più importante resta per me oggi il montaggio che, secondo me, viene prima del girato che diventa come una post produzione».

«Il fine - conclude il maestro della Nouvelle Vague - è quello di separare il suono dall'immagine, mentre il colore per me resta qualcosa di affine alla parola».

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