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La poesia e l'eredità di Thelonious

Stefano Benni a Chiasso - foto Tio
La poesia e l'eredità di Thelonious
CHIASSO - Con la sua seconda serata il Festival Jazz di Chiasso è, in un certo senso, entrato nel vivo dei propri propositi offrendoci un mosaico di eventi davvero 'monkiano'. A cominciare da "Misterioso", lo stupendo intervento musicale e ...
CHIASSO - Con la sua seconda serata il Festival Jazz di Chiasso è, in un certo senso, entrato nel vivo dei propri propositi offrendoci un mosaico di eventi davvero 'monkiano'. A cominciare da "Misterioso", lo stupendo intervento musicale e poetico proposto dallo scrittore italiano Stefano Benni che, accompagnato dal pianista Umberto Petrin, ha offerto un proprio poetico omaggio alla figura di Monk. La performance di Benni è stata a dir poco eccezionale, calibrata, ironica e piena di pathos al tempo stesso, ed ha dato una ulteriore misura di quanto lo scrittore bolognese stesso conosca da vicino e con precisione il mondo del jazz, i suoi valori e , soprattutto i suoi grandi eroi. Lo spettacolo si è concluso infatti con un estemporaneo bis, in cui Benni ha letto un proprio brano dedicato a Billie Holiday.

In seguito sono saliti sul palco nella sala del Cinema Teatro i "Bassdrumbone", gruppo composto da tre grandi personaggi del jazz americano contemporaneo: Ray Anderson al trombone, Mark Helias al contrabbasso e Gerry Hemingway alla batteria. La singolare composizione della formazione e il suo 'ruvido' repertorio si sono rivelati una specie di doccia fredda per tutti coloro che avevano appena goduto della performance lirica il e sognante offerta da Benni e Petrin. Il progetto musicale dei tre artisti si inserisce in un filone di ricerca musicale coraggioso, in cui convivono il virtuosismo solistico e la ricerca di una originale dinamica d'insieme, ricca ma rarefatta. Un proposito, quest'ultimo, assolutamente 'monkiano'. L'ascendente esercitato dalla musica di Thelonious è stata in particolare sottolineata dallo stesso Anderson, il quale ha parlato di lui come "di un gigante sulle cui spalle tutti continuiamo ad appoggiarci". Molto piacevole la versione che il trio ha offerto del suo brano "Think of one", ma tutto il concerto (al di là della sua 'spigolosità') si è dimostrato una eccezionale occasione per seguire da vicino i giovani artisti che stanno disegnando e ricercando modelli espressivi per il jazz del futuro .

In tarda serata, e proprio a 'mezzanotte circa', la figura del pianista si è finalmente materializzata a Chiasso grazie al documentario "Straight no chaser" di Charlotte Zwerin. Il film in bianco e nero, composto da un collage di spezzoni cinematografici d'epoca e da interviste a suoi collaboratori, ha permesso di avvicinare e di vedere Monk muoversi nel suo ambiente, tra sale di incisione e concerti, e di scoprire quanto la sua enorme statura artistica fosse minata alla base da una serie di gravi problemi psicologici e dall'instabilità emotiva. Il film della Zwerin si rivela un documento preziosissimo per la storia del jazz ed anche un omaggio affettuoso ad una delle più grandi menti che la essa abbia mai creato.

E mentre l'effige barbuta, burbera ed assente di Monk troneggiava sullo schermo del Cinema Teatro, al Jazz Garage si è scatentata con vigore l'offensiva musicale dei "DOM", giovane gruppo svizzero che miscela sonorità jazz a rock 'pesante', all'hip-hop e quant'altro. Ottima come sempre la prestazione del suo leader, il batterista Dominik Burkhalter e grande soddisfazione del pubblico.

Per informazioni sulla serata di sabato: www.jazzfestivalchiasso.ch

Alessandro Zanoli

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