Cerca e trova immobili
CONCERTI

Frank Morgan e l'anima di Bird

None
Frank Morgan e l'anima di Bird
LUGANO - Un pensiero ricorrente si affacciava di quando in quando durante il bel concerto offerto martedì sera allo Studio 2 della RSI da Frank Morgan e dal suo (?) Swiss Quartet. "Se Charlie Parker fosse ancora vivo, suonerebbe così?" La rif...
LUGANO - Un pensiero ricorrente si affacciava di quando in quando durante il bel concerto offerto martedì sera allo Studio 2 della RSI da Frank Morgan e dal suo (?) Swiss Quartet. "Se Charlie Parker fosse ancora vivo, suonerebbe così?"La riflessione è provocata naturalmente dalle profonde somiglianze tra il fraseggio di Morgan e quello di Bird, quell'inflessione così rilassata e al contempo graffiante e non da ultimo dalle frequenti citazioni letterali parkeriane con cui l'anziano sassofonista dissemina il suo fraseggio.

Morgan, nonostante gli anni e le traversie esistenziali che hanno segnato la sua vita, si è rivelato un solista di tutto rispetto, ancora pieno di idee e di una agilità che, in più di un'occasione, ha preso in contropiede la sua giovane e preparata sezione ritmica nostrana (Leo Tardin al pianoforte, Gabriele Donati al contrabbasso e Elmar Frey alla batteria). Il programma del concerto è sgorgato fluidamente dal suo sassofono, in una sorta di continuumin interrotto in cui i temi parkeriani si incastonavano come piccoli 'camei' tra un brano e l'altro. E la serata si è rivelata un vero viaggio nell'universo bop, di cui Morgan ha riproposto alcuni cavalli di battaglia tra cui 'Cherokee', 'All The Things you are', 'What is this thing called love', 'Round about midnight', oltre naturalmente ad alcuni brani parkeriani come 'Billie's Bounce', 'Now's the Time'. In complesso un concerto d'eccezione, sui cui aleggiava lo spirito della 52a Strada e degli anni gloriosi in cui il jazz ha subito una delle sue più affascinanti metamorfosi.

Dignitosa la prestazione degli 'sparring partners' nostrani, con cui Morgan ha cercato in più occasioni il dialogo: particolarmente in sintonia con Frey, un batterista dinamico e colorito, ha più volte sollecitato Donati a prendere il ruolo di solista (bello il suo assolo in 'What is this thing called love'). Più rigido e preoccupato è apparso invece Tardin, un pianista di impostazione jazzistica 'moderna', geometrica, e che sembrava faticare un po' a calarsi nell'atmosfera rilassata e colloquiale che Morgan, quasi da gentleman, ha mantenuto per tutta la serata. Difficile pensare a quel simpatico vecchietto come a qualcuno che ha trascorso una vita tribolata e sofferta. La limpidezza e la ricchezza della sua musica ne dipingono un ritratto del tutto diverso: e questo è uno dei tanti, affascinanti, misteri del jazz.

az

🔐 Sblocca il nostro archivio esclusivo!
Sottoscrivi un abbonamento Archivio per leggere questo articolo, oppure scegli MyTioAbo per accedere all'archivio e navigare su sito e app senza pubblicità.
Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.

Sappiamo quanto sia importante condividere le vostre opinioni. Tuttavia, per questo articolo abbiamo scelto di mantenere chiusa la sezione commenti.

Su alcuni temi riceviamo purtroppo con frequenza messaggi contenenti insulti e incitamento all'odio e, nonostante i nostri sforzi, non riusciamo a garantire un dialogo costruttivo. Per le stesse ragioni, disattiviamo i commenti anche negli articoli dedicati a decessi, crimini, processi e incidenti.

Il confronto con i nostri lettori rimane per noi fondamentale: è una parte centrale della nostra piattaforma. Per questo ci impegniamo a mantenere aperta la discussione ogni volta che è possibile.

Dipende anche da voi: con interventi rispettosi, costruttivi e cortesi, potete contribuire a mantenere un dialogo aperto, civile e utile per tutti. Non vediamo l'ora di ritrovarvi nella prossima sezione commenti!
NOTIZIE PIÙ LETTE