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Quando il batterista ha le batterie scariche

Delude le aspettative il concerto di Al Foster: il musicista decisamente fuori fase
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Quando il batterista ha le batterie scariche
Delude le aspettative il concerto di Al Foster: il musicista decisamente fuori fase
Il fascino del jazz sta anche, certamente, nella sua imprevedibilità ed è vero che ogni concerto (in particolare quando i nomi in cartellone sono grossi calibri) porta il suo carico di batticuore all'organizzatore. La terza ser...
Il fascino del jazz sta anche, certamente, nella sua imprevedibilità ed è vero che ogni concerto (in particolare quando i nomi in cartellone sono grossi calibri) porta il suo carico di batticuore all'organizzatore. La terza serata dei Concerti jazz organizzati da Rete 2 si iscrive perfettamente nella categoria degli "appuntamenti mancati", ed in questo caso, proprio a causa della evidente défaillance del protagonista della serata, il batterista Al Foster, che è giunto sul palco in condizioni fisiche piuttosto precarie.

Lo avevamo ascoltato con grande piacere quest'estate ad Estival, come membro del quartetto di superstar che comprendeva Dave Holland, Joe Lovano e John Scofield. Il suo nome, del resto, è legato a quello di alcuni giganti della storia del jazz, tra cui Monk, e soprattutto al Miles Davis nella sua ultima, brillante, stagione. Erano grandi dunque le aspettative riposte nel concerto di martedì, che avrebbe dovuto offrire l'occasione per ascoltare Foster 'da vicino' e per goderne la bravura.

Nella realtà dei fatti, è invece toccato ai suoi giovani partner (Eli Degibri al sax tenore e al soprano, Aaron Golberg al pianoforte e a Dough Weiss al contrabbasso)il compito di sostenere il prestigoso leader, alle prese con un calo energetico spaventoso. Dopo un primo set (nonostante tutto) interessante, in cui il gruppo ha proposto alcuni brani di Wayne Shorter ("Pinocchio" e "ESP") ed alcune composizioni dello stesso Foster, nel secondo set il batterista americano ha subito un calo di rendimento spaventoso: i movimenti delle mani quasi impercettibili, è sembrato accasciarsi su sè stesso e seguire da lontano la performance dei giovani, coraggiosi compagni. I quali hanno cercato di salvare il salvabile coagulando la loro musica in una sorta di trio dall'affiatamento e dall'interplay, questo sì, particolarmente piacevole. Archiviata la serata nel 'file' delle occasioni mancate, rimane da ricordare il bis offerto alla fine del concerto: una versione al rallentatore di "Jean Pierre" di Miles Davis, che, richiamando alla mente i fasti di un Al Foster del passato, deve avere fatto strizzare il cuore di malinconia a più di uno spettatore.

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