CONCERTI: Il feeling contagioso di Steve Reid

Calda e coinvolgente l'esibizione del batterista americano e del suo quartetto al Mamy di Lugano
Dietro alle parole di Reid si cela una concezione del rapporto musicista-pubblico molto interessante e quasi esoterica: "Siamo messaggeri ed abbiamo un "funky message" per voi!". Ebbene, a giudicare dalla rispondenza del pubblico composto in gran parte da non-aficionados, il messaggio funky è sicuramente arrivato a destinazione, dimostrando ancora una volta che, al di là di ogni pregiudizio, il buon jazz sa farsi ascoltare anche dalle orecchie di chi non lo 'pratica' quotidianamente.
Reid e compagni propongono un repertorio di standards, scelti con gusto e semplicità: si va da Coltrane a Monk (bellissima la versione di "Round about midnight"), da "Cantaloupe Island" di Hancock a "Caravan" di Ellington. I brani sono affrontati con grande grinta e nell'interpretazione collettiva la parte del leone spetta naturalmente a Reid: la sua esecuzione, colorita e scarna allo stesso tempo, lo vede esplorare le varie sonorità timbriche del tamburo ed ricercare sofisticate soluzioni poliritmiche, ciò in cui si evidenzia chiaramente l'eredità della sua esperienza musicale africana.
Ma al di là della figura carismatica del "master", tutti i musicisti hanno saputo dare prova del loro valore, a cominciare dal formidabile Henderson, sassofonosta velocissimo e pieno di idee.
Un bel concerto, dunque, che ha messo in mostra, tra l'altro, le ottime doti acustiche e d'ambiente del Mamy; il nuovo pianoforte a coda farà la felicità di molti pianisti e contribuirà a dare un tocco di classe alla qualità musicale delle prossime serate.
AZ




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